Paolo Crepet analizza la strage di Crans-Montana: “Giovani influenzati dalla tecnologia, tragedia evitabile”

09.01.2026 09:05
Paolo Crepet analizza la strage di Crans-Montana: "Giovani influenzati dalla tecnologia, tragedia evitabile"

Tragedia a Crans-Montana: un appello alla riflessione sul ruolo della tecnologia e della responsabilità giovanile

Milano – La tragedia avvenuta nella notte di Capodanno al locale Le Constellation di Crans-Montana, che ha interrotto crudelmente la vita di giovani pronti a vivere nuove esperienze, ha sollevato un acceso dibattito. “Non mi sono espresso su ciò che è accaduto per rispetto delle famiglie. Il mio silenzio è il contrario dell’indifferenza. Devo dire che non capisco i tanti che hanno commentato“, afferma lo psichiatra e scrittore Paolo Crepet, riporta Attuale.

Il dramma è stato definito “evitabile”. “Che fosse evitabile è evidente, come gran parte delle tragedie. C’è sempre lo zampino dell’uomo. L’unica cosa che spero è che si faccia in modo che questi eventi non si ripetano”, ha aggiunto Crepet.

Le immagini dell’incendio hanno suscitato interrogativi: “Perché dinanzi alle fiamme che divampavano nel locale, alcuni ragazzi riprendevano la scena con i telefonini anziché mettersi in salvo?”. Crepet analizza la questione, mettendo in evidenza il legame tra i giovani e la tecnologia. “I giovani di oggi sono nati con le novità tecnologiche e abbiamo voluto che queste fossero le babysitter dei nostri figli. Perché abbiamo avuto tutta questa difficoltà a dire che per 4 ore a scuola si può anche farne a meno?”, si chiede l’esperto. “Adesso? Ma ogni tanto basta aspettare e la ragione arriva”.

Il dramma ha portato alcune persone a giudicare i ragazzi per le loro azioni durante l’incendio. “Adesso viene fuori che a 16 anni si è nell’età evolutiva in cui non sono perfettamente consapevoli di ciò che accade. Ma come mai ai miei tempi un ragazzo di 16 anni lavorava?”, osserva Crepet, sottolineando l’importanza della responsabilità giovanile.

Crepet propone anche un cambio di prospettiva sui luoghi di aggregazione giovanile. “Dovremmo fare anche qualcosina in più: per esempio fare in modo che i luoghi dove i ragazzi e le ragazze si incontrano e conducono la loro vita siano sicuri da tanti punti di vista”, afferma. La questione della sicurezza nei luoghi di ritrovo resta centrale nel dibattito attuale.

Inoltre, uno dei ragazzi presenti ha dimostrato grande coraggio, aiutando un compagno durante l’incendio. Questo gesto “riscrive una storia diversa: di giovani dal grande cuore”, sottolinea Crepet, sfidando la narrativa comune che dipinge i giovani come privi di empatia.

“Io mi aspetterei che nelle scuole, il luogo dove i ragazzi e le ragazze vivono una bella parte della loro quotidianità, si parli di questa tragedia per capire cosa ne pensano”, conclude Crepet. La sua proposta è di coinvolgere gli studenti in discussioni approfondite sull’accaduto, per apprendere e riflettere insieme.

Alla domanda su cosa dire ai genitori delle giovani vittime, Crepet risponde con rispetto: “Qualsiasi parola credo che sia superflua. Il silenzio parla più di molte parole”.

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