Pensioni: novità dei dati Istat da luglio e obbligo di pagamento IMU per alcuni immobili.

13.06.2025 11:55
Pensioni: novità dei dati Istat da luglio e obbligo di pagamento IMU per alcuni immobili.

Secondo le nuove disposizioni, a partire dal 2027 l’età per andare in pensione si innalzerà automaticamente a 67 anni e 3 mesi, in seguito all’aumento della speranza di vita certificato dall’Istat. Questa modifica non rappresenta solo un semplice adeguamento normativo, ma costituisce una vera e propria svolta che avrà ripercussioni sui conti pubblici, sulla spesa previdenziale e sulle scelte di vita di milioni di cittadini italiani, riporta Attuale.

L’aumento dell’età pensionabile

La legge prevede che l’età pensionabile si adegui all’andamento dell’aspettativa di vita: più a lungo si vive, più a lungo si lavora. Tuttavia, la questione economica è fondamentale: il sistema pensionistico italiano, basato su un modello a ripartizione, deve trovare un equilibrio tra il numero di contribuenti e quello dei pensionati. In un contesto di invecchiamento demografico e di calo della natalità, si stima che, nel 2024, il rapporto tra la popolazione attiva e i pensionati scenderà a meno di 1,4 a 1, e senza interventi strutturali, la situazione è destinata a deteriorarsi ulteriormente.

Pensione anticipata: una sfida

Allo stesso tempo, le prospettive per la pensione anticipata si allontanano: per gli uomini, saranno necessari 43 anni e un mese di contributi, mentre le donne dovranno avere 42 anni e un mese di versamenti. Questo si colloca in un mercato del lavoro caratterizzato da carriere discontinue, contratti precari e un’ampia fetta di lavoro autonomo. La Lega ha suggerito di congelare l’adeguamento, ma ogni eccezione comporterebbe un aumento della spesa previdenziale, che attualmente rappresenta circa il 16% del PIL, uno dei livelli più elevati in Europa.

I contributi silenti: un’altra problematica

In vista del dibattito sulla riforma e sulla flessibilità in uscita, emerge un’altra vulnerabilità nel sistema: i cosiddetti contributi silenti. Si tratta di versamenti che non si tradurranno mai in una pensione. Questa condizione riguarda principalmente coloro che hanno carriere troppo brevi, intermittenti o che iniziano tardi. È emblematico il caso di Renata: a 55 anni ha appena ricominciato a lavorare, ma ha accumulato meno di due anni di contributi. Anche lavorando fino ai 70 anni, rischia di non raggiungere i requisiti minimi. Ogni giorno in cui non si accumulano contributi si materializza il rischio di perdere diritti fondamentali, poiché, senza i requisiti, l’INPS non erogherà nemmeno un centesimo di pensione.

È essenziale comprendere che il sistema pensionistico, per funzionare, richiede uno sforzo collettivo da parte di tutti i cittadini e delle istituzioni. La necessità di riforme strutturali è chiara, per garantire una protezione sociale adeguata e un’adeguata sostenibilità nel lungo periodo.

Con l’invecchiamento della popolazione e il cambiamento del mercato del lavoro, sarà cruciale trovare soluzioni innovative e flessibili che rispondano alle nuove esigenze di una società in continua evoluzione.

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