Decisione della Corte Suprema su Ius Soli e il Futuro della Cittadinanza negli Stati Uniti
Venerdì, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha reso nota una decisione che consente l’attuazione di una delle misure più controverse volute da Donald Trump: la parziale abolizione dello ius soli, principio secondo cui ogni individuo nato negli Stati Uniti ottiene automaticamente la cittadinanza. Trump desidera modificare questa norma per i figli di immigrati privi di permesso di soggiorno e per coloro che si trovano temporaneamente nel paese, riporta Attuale.
La delibera della Corte Suprema costituisce un nodo cruciale e porta con sé conseguenze ben più ampie. In effetti, non ha trattato la legittimità della cancellazione dello ius soli, ma ha discusso la capacità dei giudici di bloccare ordini presidenziali. Diversi giudici federali avevano già sospeso l’ordine governativo di Trump, ritenendolo non conforme alla Costituzione. Tuttavia, la Corte ha dichiarato che tali tentativi di blocco erano essi stessi incostituzionali.
Nonostante la decisione, il confronto giuridico sul destino dello ius soli non si chiuderà, poiché rimangono numerosi ricorsi da valutare. Questo principio, sancito dalla Costituzione, rappresenta una caratteristica fondamentale della legislazione statunitense.
Il concetto di ius soli è adottato in varie forme da 38 paesi, comprese quasi tutte le nazioni dell’America del Nord e del Sud, frequentemente in risposta alla loro storia di immigrazione. Questa pratica è storicamente associata a paesi con un passato coloniale che hanno dovuto populare territori con migranti europei, spesso a scapito delle popolazioni indigene. Negli Stati Uniti, la tradizione si accompagna alla questione della schiavitù e alla sua abolizione nel XIX secolo.
Lo ius soli è ufficialmente stabilito dal 14esimo emendamento della Costituzione, introdotto nel 1868, che specifica che «tutte le persone nate […] negli Stati Uniti, e soggette alla loro giurisdizione, sono cittadine degli Stati Uniti e dello stato [federato] in cui risiedono». Questa norma mirava a garantire diritti di cittadinanza agli ex schiavi liberati al termine della Guerra civile.
La Corte Suprema ha confermato l’estensione del 14esimo emendamento a tutti i nascituri sul suolo americano in una sentenza storica del 1898, che continua a influenzare la giurisprudenza negli Stati Uniti su questa tematica.
La possibilità che un ordine esecutivo possa abolire un principio così chiaramente delineato nella Costituzione ha destato forte preoccupazione tra i giuristi, con critiche che attestano l’incostituzionalità di tali manovre. Tuttavia, l’applicazione pratica di diritti sanciti dalla Costituzione non è sempre garantita dalle autorità governative o dai giudici. Questa realtà emerse durante l’era delle leggi discriminatorie nel Sud, la cui abrogazione avvenne solo nel 1964, grazie all’intervento federale.
Chi sostiene la parziale abolizione dello ius soli si fonda sull’interpretazione della frase «soggette alla loro giurisdizione», sostenendo che i figli di immigrati privi di permesso di soggiorno non rientrerebbero sotto la giurisdizione statunitense. Seppur la frase avesse un significato specifico nel 1868, ora appare obsoleta, utilizzata per includere solo determinate categorie di individui, escludendo coloro che vivevano al di fuori della giurisdizione federale.
Inoltre, il concetto di soggezione alla giurisdizione statunitense continua a servire per escludere specifici gruppi, come i figli di diplomatici e quelli nati su navi in transito.
Il dibattito sullo ius soli ha trovato spazio anche nella recente storia politica italiana, dove si è parlato di un possibile adeguamento della legislazione in tal senso. Attualmente, il sistema italiano si basa sostanzialmente sul ius sanguinis, secondo il quale la cittadinanza è data a chi discende da cittadini italiani. Chi nasce sul suolo italiano può accedere alla cittadinanza tramite naturalizzazione, processo che presenta requisiti complessi e lunghe procedure burocratiche, come il compimento dei 18 anni. Tuttavia, esistono forme limitate di ius soli, come nel caso di bambini nati da genitori ignoti o apolidi.
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