Piantedosi attacca l’opposizione dopo i disordini a Torino
Roma, 4 febbraio 2026 – Per spianare la strada alla risoluzione comune proposta da Giorgia Meloni, il ministro Matteo Piantedosi sceglie una strategia paradossale: l’attacco frontale. Più che un’informativa, quella che va in scena alla Camera è una vera e propria requisitoria contro l’opposizione. Il titolare del Viminale non si limita a condannare i violenti, anzi i «delinquenti», evocando scenari cupi: «Stiamo registrando un innalzamento dello scontro che richiama dinamiche squadristiche e terroristiche del nostro passato». Il suo affondo colpisce anche i «sedicenti manifestanti pacifici», colpevoli di aver fatto «scudo fisico, aprendo gli ombrelli, per impedire che fossero visti i gruppi più violenti mentre si travisavano per l’assalto». Nel mirino finiscono gli organizzatori, rei di aver pianificato un corteo che fin dall’inizio prometteva «una resa dei conti con lo Stato democratico», e chi a quell’assemblea ha partecipato: segnatamente, gli esponenti di Avs. Figurarsi poi chi a quella manifestazione è andato: la presenza del parlamentare Marco Grimaldi che sfila a fianco di tali soggetti, finisce secondo il ministro per «offrire loro una prospettiva di impunità». E ne ha anche per chi si avventura in «riflessioni sociologiche» per giustificare l’agibilità politica dei violenti o per chi protesta contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna, riporta Attuale.
Insomma, al netto dei dati — 108 feriti tra le forze dell’ordine e 27 fermati — un Piantedosi scatenato e lontano dall’abituale pacatezza si sforza di mettere le dita negli occhi del centrosinistra, salvo poi concludere con un surreale invito a «tutte le forze in Parlamento a condividere posizioni comuni». Quell’invito era destinato a cadere nel vuoto, ma l’intemerata del ministro ha risolto ogni dubbio: i fatti di Torino sono gravissimi, ma «Piantedosi non li deve strumentalizzare», replica l’opposizione. Il Pd, che già cercava il modo per sfilarsi, ha ora un motivo valido: «Trovo gravissima la strumentalizzazione fatta dalla destra e dal ministro», tuona Elly Schlein diMartedì su La7. Si smarcano anche i 5 Stelle: Giuseppe Conte, giocando in casa sul tema della legalità, affida ai social le contro-proposte del Movimento che offre «all’attenzione del Parlamento».
Eppure, è la mossa di Giorgia Meloni a dominare la scena. Il richiamo all’«impegno comune: su questi temi non possiamo arretrare» ha tutto il sapore di una trappola politica tesa per mettere a nudo le contraddizioni del centrosinistra. La premier usa l’appello all’unità come un grimaldello per esacerbare le divisioni della minoranza e minarne la credibilità di governo. Una tattica a cui la segretaria del Pd risponde così: «Ho chiamato Meloni per dirle che sulla sicurezza non si deve speculare. Le istituzioni vanno unite, non divise».
Lo scontro si sposta al Senato, nella conferenza dei capigruppo. Fallita l’impossibile mediazione del presidente Ignazio La Russa («È una delle rarissime volte in cui sono deluso della riunione dei presidenti»), la maggioranza tira dritto e cerca la conta sulle comunicazioni di Piantedosi. L’obiettivo è certificare la frammentazione del campo avverso, dove la visione securitaria dei 5 Stelle, quella del Pd e quella di Avs restano distanti. Se la destra voterà compatta, le opposizioni rischiano di presentarsi in ordine sparso: esattamente ciò su cui puntava Meloni. Sullo sfondo incombe il pacchetto sicurezza, contro cui le minoranze sono già sulle barricate. Il Consiglio dei ministri slitta a domani: una pausa necessaria per consentire a Sergio Mattarella di esaminare le 80 pagine del testo — un mix tra decreto e disegno di legge — e che lascia aperto un ultimo spiraglio di mediazione. Ufficialmente il Capo dello Stato entra in gioco ora; in realtà, gli uffici del Colle avevano già espresso riserve nelle settimane scorse, spingendo il governo a modificare il testo originario per evitare rischi di incostituzionalità. Quello che Mattarella sta esaminando in queste ore è il frutto di un’interlocuzione serrata e preventiva.