Visita al Patriarca nella Gaza in guerra
Il patriarca cattolico e quello greco-ortodosso hanno atteso, insieme al segretario della nunziatura a Gerusalemme, quattro ore per poter accedere alla basilica della Sacra Famiglia, l’unica chiesa cattolica a Gaza. Dopo una lunga attesa presso i posti di blocco militari israeliani, il patriarca cattolico, Cardinale Pierbattista Pizzaballa, e il patriarca greco-ortodosso, Teofilo III, sono riusciti a raggiungere il loro obiettivo. Questo accesso è avvenuto dopo un’attesa definita “tempi tecnici” dagli israeliani.
Nonostante l’importanza della visita, questo viaggio è stato complicato da eventi tragici. Solo due giorni prima, il tetto della basilica era stato colpito da un proiettile di un tank, causando tre morti e dieci feriti. Le difficoltà sono ulteriormente amplificate dalla situazione di precarietà e paura che caratterizza Gaza in questo momento, dove la guerra devasta il territorio. Uno dei feriti è stato immediatamente evacuato verso l’ospedale di Ashqelon, ma molti altri rimangono a Gaza.
Questa è la terza visita di Pizzaballa da quando è iniziata la guerra 21 mesi fa. Come in precedenza, il patriarca ha scelto di rimanere a dormire “con la nostra comunità sofferente”, per condividere il dolore e le esperienze quotidiane del popolo locale.
Il suo rientro a Gerusalemme è previsto entro domenica, anche se le condizioni di sicurezza in zona rimangono instabili, richiedendo una coordinazione con i soldati israeliani, che reagiscono con violenza a qualsiasi movimento sospetto. Negli ultimi giorni, decine di palestinesi sono stati uccisi a causa dei bombardamenti continuati. Durante l’attesa, è giunta una telefonata di Papa Leone XIV da Castel Gandolfo, e il patriarca ha apprezzato il gesto, considerandolo un forte supporto morale.
Il Papa ha sottolineato l’importanza della propria vicinanza, esprimendo la volontà di fare quanto possibile per giungere non solo a un cessate il fuoco, ma anche alla cessazione di questa tragedia umana. Le immagini video girate dai giornalisti a Gaza, molti dei quali hanno perso la vita, mostrano la delegazione cristiana mentre si muove tra le macerie di una città in rovina, distrutta dall’inizio dell’ottobre 2023 dopo l’attacco di Hamas contro Israele.
Un convoglio di camioncini che trasportano 500 tonnellate di aiuti umanitari segue la delegazione. Questi aiuti non sono esclusivi per i cristiani, ma destinati a tutta la popolazione bisognosa, portando forniture mediche e acqua. Tuttavia, si tratta solo di una goccia nel mare solido della devastazione che attanaglia Gaza.
Nonostante i bombardamenti, la Sacra Famiglia continua a rappresentare un rifugio per molti. Quando il parroco, padre Gabriel Romanelli, accoglie con un sorriso, i colpi di armi da fuoco risuonano in lontananza, dimostrando che la guerra non è finita. La chiesa accoglie attualmente circa 600 sfollati, con la messa iniziata con pochi fedeli, ma che man mano si è popolata.
Non sorprende che in questo difficile momento ci sia anche il segretario della nunziatura apostolica, come accaduto durante la visita alla comunità cristiana di Taybeh in Cisgiordania, colpita da recenti violenze e intimidazioni. I leader delle Chiese cristiane nella regione hanno preso la decisione di far sentire la propria voce. In un comunicato diffuso recentemente, hanno condannato gli attacchi, affermando che i luoghi di culto devono essere protetti secondo il diritto internazionale.
La violazione di questa sacralità è stata messa in luce, con la richiesta che siano rispettati i diritti umani. Nelle conversazioni diplomatiche, si è evidenziato come Netanyahu stia affrontando la pressione internazionale, in particolare da parte di Donald Trump, affinché le scuse vengano pubbliche per facilitare la vita delle comunità cristiane. Adesso, la strategia di Pizzaballa è quella di utilizzare questa opportunità per perseguire un cessate il fuoco, non solo in nome dei cristiani, ma in favore di tutta la comunità araba della regione, disegnata da una guerra di insensata violenza.
, riporta Attuale.