Portogallo: rete spionistica russa smantellata, un 23enne arrestato per vendita di segreti NATO sui droni

19.02.2026 18:55
Portogallo: rete spionistica russa smantellata, un 23enne arrestato per vendita di segreti NATO sui droni
Portogallo: rete spionistica russa smantellata, un 23enne arrestato per vendita di segreti NATO sui droni

Il caso di Lisbona: furto durante esercitazione alleata

Lisbona, 19 febbraio 2026 – Le autorità portoghesi hanno accusato un uomo di 23 anni di spionaggio e tentata vendita di informazioni riservate rubate da equipaggiamenti informatici militari della NATO all’ambasciata russa nella capitale. L’episodio, definito dalla Procura Generale del Portogallo come “il più grande esperimento al mondo dedicato ai sistemi a pilotaggio remoto”, risale alla conferenza REP (MUS) 2025, svoltasi dal 3 al 7 febbraio dello scorso anno presso la scuola della base navale di Alfeite ad Almada. All’evento hanno partecipato quasi trecento persone, in gran parte personale militare di diversi paesi dell’Alleanza Atlantica.

Il giovane, secondo le indagini, avrebbe sottratto dati sensibili durante i giorni della manifestazione, approfittando dell’accesso alle aree riservate. La vicenda giudiziaria ha portato alla luce un metodo operativo sempre più frequente: il reclutamento di individui con precedenti penali o in condizioni di marginalità sociale, utilizzati come agenti “monouso” dalle intelligence straniere.

Il fatto che il furto sia avvenuto nel contesto di un’esercitazione NATO di alto livello dedicata ai droni evidenzia la crescente determinazione di Mosca nell’accedere a tecnologie avanzate. I sistemi a pilotaggio remoto sono diventati elementi cruciali nei conflitti moderni, come dimostra ampiamente il loro impiego in Ucraina, e rappresentano un settore in cui la Russia cerca di colmare il divario tecnologico rispetto all’Occidente.

Le forze dell’ordine portoghesi, coordinate dalla polizia giudiziaria, hanno intercettato le comunicazioni del sospetto prima che potesse concretizzare la transazione. L’arresto è avvenuto mentre il giovane tentava di mettersi in contatto con diplomatici russi a Lisbona per accordarsi sulla vendita del materiale sottratto.

La strategia del “criminale usa e getta”: basso rischio, alto potenziale

L’episodio portoghese si inserisce in un pattern operativo sempre più delineato dei servizi segreti russi. Per operazioni di raccolta informativa o sabotaggio in territorio europeo, Mosca predilige reclutare figure con un passato criminale o appartenenti a fasce sociali vulnerabili. Questi individui, spesso motivati da esigenze economiche o da debiti con la criminalità organizzata, vengono impiegati come strumenti sacrificabili.

Il vantaggio per le intelligence del Cremlino è duplice: da un lato minimizzano il rischio di esposizione diretta dei loro ufficiali, dall’altro possono facilmente sconfessare qualsiasi legame in caso di scoperta. La responsabilità penale ricade interamente sull’esecutore materiale, mentre la regia rimane nell’ombra. Una tattica che permette a Mosca di condurre operazioni aggressive mantenendo una parvenza di plausibile negazione.

Questa metodologia non è limitata al Portogallo. Negli ultimi anni, diversi paesi dell’Unione Europea hanno segnalato casi analoghi, in cui cittadini locali con profili borderline sono stati avvicinati o corrotti per compiere furti di dati, atti di vandalismo contro infrastrutture critiche o sorveglianza di obiettivi sensibili. La strategia di reclutamento sfrutta fragilità personali e bisogni immediati, offrendo compensi in contanti per servizi illeciti.

La scelta di un giovane con un trascorso criminale per rubare dati da una base NATO è emblematica. Indica una pianificazione che preferisce l’opportunità alla sofisticazione: invece di infiltrarsi agenti altamente addestrati, si punta su chi ha già dimestichezza con attività illecite e può agire con minore sospetto in contesti non strettamente sorvegliati.

La caccia ai segreti tecnologici: i droni al centro del mirino

Il contenuto rubato a Lisbona non è casuale. Le informazioni riguardavano esperimenti e sviluppi nel campo dei sistemi a pilotaggio remoto (UAV), una delle aree di ricerca e sviluppo più dinamiche e strategiche della difesa occidentale. Per la Russia, alle prese con sanzioni che limitano l’accesso a componenti high-tech, acquisire conoscenze sui progressi NATO in questo settore è una priorità assoluta.

Il conflitto in Ucraina ha dimostrato l’importanza decisiva dei droni, sia per la ricognizione che per gli attacchi mirati. Kiev utilizza massicciamente UAV di produzione occidentale e domestica, infliggendo perdite significative alle forze armate russe. Mosca, dal canto suo, cerca di sviluppare contromisure elettroniche e sistemi di jamming, oltre a migliorare i propri modelli. I dati rubati durante conferenze come quella di Almada potrebbero accelerare tali sforzi.

L’obiettivo russo va oltre la mera copia tecnologica. Si tratta di comprendere le dottrine d’impiego, le vulnerabilità dei sistemi, le capacità di integrazione con altre piattaforme e le tendenze future dello sviluppo. Queste informazioni permettono non solo di replicare tecnologie, ma anche di elaborare efficaci tattiche di neutralizzazione, un fattore cruciale in qualsiasi futuro scenario bellico.

Il caso portoghese suggerisce che ogni paese europeo coinvolto in progetti di ricerca militare, specialmente nell’ambito dei droni e della guerra elettronica, sia un potenziale bersaglio. Le conferenze, i simposi e gli esercizi NATO diventano occasioni di raccolta informativa per network spionistici che operano sotto varie coperture.

Ambasciate come centri di comando: la diplomazia al servizio dell’intelligence

Il tentativo di vendita all’ambasciata russa di Lisbona conferma un dato ormai consolidato: le missioni diplomatiche del Cremlino in Europa fungono spesso da hub per attività di intelligence sotto copertura legale. I diplomatici godono di immunità e facilitano i contatti, mentre gli addetti militari o tecnici possono coordinare reti di agenti e acquisire materiale sensibile.

Questa utilizzazione delle sedi diplomatiche non è una novità, ma l’audacia dimostrata a Lisbona – con un cittadino portoghese che si reca fisicamente all’ambasciata per offrire dati rubati – indica un livello di operatività particolarmente spregiudicato. Suggestsisce che le ambasciate russe non si limitino a compiti di raccolta passiva, ma siano coinvolte attivamente nella gestione di operazioni illecite sul suolo europeo.

La conseguenza logica è una crescente pressione sui governi dell’UE e della NATO per intensificare il monitoraggio delle attività legate a queste sedi. Alcuni paesi hanno già espulso diplomatici russi sospettati di essere ufficiali dei servizi segreti, ma il caso portoghese dimostra che il problema persiste. Servono controlli più stringenti sui movimenti, sulle comunicazioni e sulle relazioni dei diplomatici russi con cittadini locali.

In un contesto di guerra ibrida, dove le linee tra conflitto militare, spionaggio e destabilizzazione politica si fanno sempre più sottili, la capacità della Russia di operare attraverso canali diplomatici rappresenta una sfida multidimensionale per la sicurezza europea. La vicenda di Lisbona è un campanello d’allarme: le ambasciate possono trasformarsi in avamposti di una guerra dell’informazione e tecnologica combattuta nell’ombra, con ripercussioni dirette sul campo di battaglia in Ucraina e sulla preparazione difensiva dell’intera Alleanza Atlantica.

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