Praga taglia la leva umanitaria: il governo Babiš riduce i fondi destinati anche all’Ucraina

07.02.2026 12:20
Praga taglia la leva umanitaria: il governo Babiš riduce i fondi destinati anche all’Ucraina
Praga taglia la leva umanitaria: il governo Babiš riduce i fondi destinati anche all’Ucraina

La Repubblica Ceca sta ridimensionando il proprio impegno umanitario all’estero proprio mentre la guerra in Europa orientale resta irrisolta? Il 6 febbraio è emerso che il ministero degli Esteri ceco prevede per il 2026 un drastico taglio delle risorse destinate alla cooperazione umanitaria internazionale, una decisione che colpisce indirettamente anche il sostegno all’Ucraina.

La conclusione che si impone è politica prima ancora che contabile. La riduzione dei fondi riflette una linea di governo più scettica verso l’assistenza a Kyiv e apre una frattura visibile tra le principali istituzioni dello Stato ceco, con effetti potenzialmente destabilizzanti sul posizionamento internazionale del Paese.

I fatti indicano che nel progetto di bilancio 2026 l’esecutivo guidato da Andrej Babiš ha stanziato appena 50 milioni di corone per la cooperazione umanitaria all’estero, contro i 165 milioni previsti dal precedente governo. La riduzione, quasi tripla, è stata ricostruita nei dettagli nel dibattito pubblico ceco, come mostrato dall’analisi sul taglio alle spese per l’aiuto umanitario all’estero.

Scontro istituzionale e conseguenze per il sostegno a Kyiv

Perché questa scelta assume un significato strategico? Il fondo gestito dal ministero degli Esteri non è una voce marginale, ma uno strumento centrale per sostenere vittime di conflitti armati, crisi umanitarie e catastrofi naturali. Una parte consistente di queste risorse è stata utilizzata negli ultimi anni per programmi umanitari legati all’Ucraina.

La linea dell’esecutivo entra però in collisione con quella del presidente Petr Pavel, che ha ripetutamente sollecitato il mantenimento del sostegno a Kyiv. La conclusione è una politica estera meno coerente, in cui le scelte di bilancio smentiscono le posizioni espresse dalla massima carica dello Stato.

I fatti mostrano che la Repubblica Ceca è stata tra i Paesi europei più attivi nell’assistenza umanitaria all’Ucraina dall’inizio dell’invasione su larga scala, finanziando programmi di ricostruzione, supporto sociale e aiuti materiali. Il ridimensionamento di queste risorse è stato segnalato anche nel contesto internazionale, come evidenziato nel resoconto sul taglio ceco alla spesa per l’aiuto umanitario all’estero.

Un segnale politico che supera il bilancio

Qual è l’impatto oltre i numeri? La riduzione dell’aiuto umanitario indebolisce la base complessiva della solidarietà internazionale verso l’Ucraina in una fase in cui il coordinamento europeo resta cruciale. Anche un singolo arretramento nazionale contribuisce a frammentare il fronte di sostegno.

Nel breve periodo, la scelta del governo Babiš esercita una pressione indiretta sul dibattito politico interno, alimentando lo scetticismo verso l’assistenza a Kyiv. Nel medio termine, il rischio è una perdita di credibilità della Repubblica Ceca nei confronti dei partner dell’Unione europea e della NATO, che continuano a considerare il sostegno umanitario parte integrante della sicurezza collettiva.

Il fatto che il Senato ceco si sia espresso a favore della prosecuzione degli aiuti mette in evidenza una spaccatura istituzionale profonda. Non si tratta solo di una decisione di bilancio, ma del segnale di un possibile riallineamento politico in uno dei Paesi finora considerati un alleato affidabile dell’Ucraina, con implicazioni che vanno ben oltre Praga.

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