Preparativi americani per un intervento terrestre mentre Teheran minaccia ritorsioni ai soldati statunitensi

30.03.2026 05:25
Preparativi americani per un intervento terrestre mentre Teheran minaccia ritorsioni ai soldati statunitensi

Colloqui di pace in arrivo mentre il conflitto tra Iran e Stati Uniti si intensifica

A Islamabad si pongono le basi per una mediazione, con un quadrilaterale che si è concluso con 24 ore di anticipo, e i colloqui tra Iran e Stati Uniti si terranno in Pakistan nei “prossimi giorni”, come sostiene il ministro degli Esteri pakistano Ishaq Dar. Tuttavia, il cessate il fuoco appare lontano a causa delle richieste inaccettabili per entrambe le parti. Secondo la stampa americana, il Pentagono si starebbe preparando per organizzare un’operazione di terra, probabilmente una serie di incursioni piuttosto che un’invasione, nel caso in cui Trump decidesse di ordinarla. In Iran, ci si aspetta l’arrivo delle truppe americane “per dare loro fuoco”, riporta Attuale.

AL LAVORO PER LA PACE A Islamabad, si sono tenuti colloqui tra Pakistan, Arabia Saudita, Egitto e Turchia per affrontare la crisi regionale e la riapertura dello Stretto di Hormuz, nodo cruciale per il traffico energetico globale. Al centro delle discussioni, secondo Reuters, alcune proposte già trasmesse da Islamabad a Washington: tra queste l’ipotesi avanzata dall’Egitto di introdurre tariffe sul modello del Canale di Suez e la creazione di un consorzio tra Ankara, Il Cairo e Riad per gestire il flusso di petrolio attraverso lo stretto. Sono stati avviati contatti anche con Stati Uniti e Iran. L’incontro ha avuto anche una dimensione politica più ampia, con l’obiettivo di favorire un cessate il fuoco tra Israele, Stati Uniti e Iran. I colloqui si sono svolti in un clima di massima sicurezza nella capitale pakistana e senza la presenza diretta – per ora – dei belligeranti.

TEHERAN SI PREPARA L’Iran è consapevole che il conflitto potrebbe durare a lungo. Come ha dichiarato il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, “stanno aspettando l’arrivo delle truppe americane sul territorio per dar loro fuoco e punire per sempre i loro partner regionali”. Nel frattempo continuano i bombardamenti: l’ayatollah Mojtaba Khamenei ha ringraziato i gruppi proxy iracheni per gli attacchi recenti. Ieri, sirene hanno suonato a Tel Aviv, e l’azienda Adama ha riportato che il suo stabilimento a Makhteshim è stato colpito da un missile iraniano o da detriti. Teheran ha pubblicato foto di un aereo Usa colpito due giorni fa e ha affermato che due impianti di produzione di alluminio Usa sono stati danneggiati. Bombardamenti si sono registrati anche in Giordania, Siria e Iraq, segnalando un’ulteriore escalation nel conflitto.

I PIANI DI NETANYAHU In Libano, Beirut è stretta tra gli attacchi di Israele e la pressione dell’Iran. L’ambasciatore iraniano, Mohammad Reza Raeuf Sheibani, ha deciso di non lasciare il Libano, nonostante gli sia stato intimato dal governo, poiché il presidente del parlamento legato a Hezbollah gli ha chiesto di rimanere. Nel paese le vittime superano 1.200, tra cui tre giornalisti e dieci soccorritori. Inoltre, centinaia di migliaia di sfollati sono stati costretti a lasciare le loro case a causa dei bombardamenti israeliani e degli ordini di espulsione da parte di Tel Aviv nei confronti di chi vive nella zona meridionale. Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha annunciato l’intenzione di ampliare la zona di sicurezza nel sud del Libano, il che significa ulteriore bombardamenti e probabilmente altri morti e sfollati.

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