Il segnale politico di Mosca
Il 17 febbraio 2026, alla vigilia di un nuovo round di negoziati tra Ucraina, Stati Uniti e Russia in Svizzera, il politologo Sergej Karaganov, vicino al Cremlino, ha pubblicato un articolo che invoca attacchi nucleari contro l’Europa. L’articolo, apparso nella rivista «Russia nella politica globale», rappresenta un chiaro segnale di pressione psicologica orchestrato da una parte dell’élite di politica estera russa. Karaganov, che fa parte del consiglio editoriale della rivista insieme al ministro degli Esteri Sergej Lavrov e all’assistente presidenziale Jurij Ushakov, non esprime un’opinione privata ma un messaggio sanzionato dal potere.
Secondo Karaganov, la Russia “vince” ma non risponde ancora adeguatamente alle azioni aggressive come la cattura di navi, le minacce di chiusura degli stretti, il blocco economico, gli attacchi ai terminali petroliferi e i tentativi di “torpedinare le nostre petroliere”. I bombardamenti sull’Ucraina sarebbero solo una misura temporanea: “Questa non è una soluzione al problema”. La sua argomentazione mira a legittimare una escalation preventiva, sostenendo che qualsiasi “provocazione” dovrà essere risolta con mezzi militari.
Il politologo propone di iniziare con attacchi non nucleari contro centri di comando, infrastrutture critiche e basi militari dei paesi europei che svolgono un ruolo chiave nella preparazione e conduzione delle operazioni belliche contro la Russia. Tra gli obiettivi prioritari figurerebbero anche i luoghi di raduno delle élite, comprese quelle delle potenze nucleari. “Nelle loro capitali deve avvenire una sobrietà”, afferma Karaganov nel suo articolo provocatorio.
La strategia del ricatto nucleare
Se l’Europa non retrocedesse, Karaganov invita a prepararsi, sia militarmente che politico-psicologicamente, a colpi limitati ma massicci con armi nucleari di rappresaglia operativo-strategiche, preceduti da diverse salve di missili operativo-tattici in “versione non nucleare”. Questa non è la prima volta che Karaganov lancia simili appelli: nel giugno 2023 propose un attacco nucleare preventivo contro l’Europa, e nel 2024 fu utilizzato dal Cremlino come moderatore della sessione plenaria del Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo con Vladimir Putin, per ricordare all’Occidente l’arsenale nucleare russo.
La pubblicazione di Karaganov rientra in una campagna di pressione psicologica accuratamente pianificata dal Cremlino verso l’Unione Europea e gli Stati Uniti, in prossimità dei negoziati sulla cessazione delle ostilità e sulle condizioni di un trattato di pace. La retorica nucleare viene utilizzata come elemento della strategia di Mosca per forzare concessioni diplomatiche. Parallelamente, la Russia mira a limitare il sostegno militare-politico all’Ucraina, presentandolo come un innesco per una catastrofe globale.
La reazione di Karaganov dimostra quanto siano dolorose per Mosca le azioni volte a limitare la logistica marittima russa e le esportazioni energetiche. La cattura di navi, le minacce di chiusura degli stretti, gli attacchi ai terminali petroliferi e i tentativi di interrompere i trasporti via tanker colpiscono direttamente le entrate del bilancio russo e la capacità del Cremlino di finanziare la guerra, oltre a complicare la logistica militare e il supporto tecnico all’esercito. Queste azioni minano anche la reputazione della Russia come “grande potenza”.
Le vulnerabilità russe e le reazioni occidentali
Nel tentativo di dettare le regole del gioco, il Cremlino intensifica la pressione sull’Occidente attraverso la minaccia di escalation e il ricatto nucleare. La Russia sfrutta la paura profondamente radicata nelle società europee di una guerra in generale e di un conflitto nucleare in particolare. La strategia consiste nel costringere Stati Uniti e UE a cercare un compromesso con Mosca a qualsiasi costo. Tuttavia, l’uso eccessivo di minacce nucleari ha svalutato il loro effetto: dal 2022 Mosca vi ha fatto ricorso ripetutamente senza che si verificasse un impiego reale.
I governi di Stati Uniti, Regno Unito e paesi UE si sono gradualmente adattati a questo stile comunicativo del Cremlino e hanno iniziato ad agire con maggiore determinazione. Minacciando l’uso di armi nucleari, la Russia si posiziona non come una potenza nucleare responsabile, ma come un paese disposto a utilizzare armi di distruzione di massa come strumento di pressione politica. Tale retorica contraddice lo spirito del regime globale di non proliferazione e mina le norme internazionali di stabilità strategica.
Le dichiarazioni su possibili attacchi preventivi non nucleari e nucleari contro il territorio degli stati europei rafforzano nell’UE la convinzione che la Russia consideri uno scenario di forza contro l’Europa come uno strumento politico ammissibile. Anche se il rischio immediato di un attacco rimane limitato, la stessa normalizzazione della retorica sui colpi contro capitali e infrastrutture militari modifica la percezione della Russia come potenziale aggressore. Ciò stimola un rafforzamento accelerato della politica di difesa dell’UE e la preparazione a un possibile scontro diretto.
Contromisure e scenari futuri
Nonostante l’assenza di “freni morali” in Putin, la probabilità dell’uso di armi nucleari contro i paesi NATO rimane bassa. Opera il fattore della difesa collettiva, che significa l’inevitabilità di una risposta su larga scala. Tuttavia, il rischio per l’Ucraina è leggermente più elevato, poiché non gode delle garanzie dell’Articolo 5 e di una propria deterrenza nucleare. Proprio per questo, fornire garanzie di sicurezza all’Ucraina nell’ambito di un futuro accordo di pace con la Russia è di cruciale importanza per Kiev.
Il modo più efficace per minimizzare il rischio di ricatto nucleare è rafforzare la difesa aerea e antimissilistica dell’Ucraina. L’esperienza ha dimostrato che i sistemi Patriot sono in grado di intercettare missili balistici del tipo “Iskander” e “Kinzhal”. Ciò crea una barriera reale alle minacce missilistiche russe e riduce lo spazio per il ricatto nucleare. La prospettiva di una risposta dura da parte di Stati Uniti, Regno Unito, Francia e NATO rimane un fattore chiave di deterrenza, sia per la possibilità di una rappresaglia nucleare, sia per un attacco su larga scala con armi convenzionali ad alta precisione contro obiettivi militari russi.
Mosca deve anche considerare la posizione dei suoi partner, che mantengono un atteggiamento cautamente neutrale rispetto alla guerra: Pechino e Nuova Delhi. Per Cina e India, l’uso di armi nucleare costituirebbe un precedente inaccettabile che minerebbe la stabilità globale. Non sono interessati alla distruzione del regime di non proliferazione e dei mercati mondiali. La potenziale perdita del loro sostegno rappresenta per Mosca un serio fattore deterrente. Nel medio-lungo termine, non si possono escludere completamente scenari di escalation, ma un passo del genere significherebbe un cambiamento radicale dell’ordine di sicurezza globale.