Prodotti tedeschi raggiungono l’azienda russa sanzionata attraverso l’Uzbekistan

14.11.2025 12:45
Prodotti tedeschi raggiungono l’azienda russa sanzionata attraverso l’Uzbekistan
Prodotti tedeschi raggiungono l’azienda russa sanzionata attraverso l’Uzbekistan

Il 13 novembre 2025 un gruppo di giornalisti tedeschi di CORRECTIV ha pubblicato un’inchiesta secondo cui merci di diverse aziende della Germania vengono reindirizzate attraverso l’Uzbekistan all’impresa russa “Uralkali”, sottoposta a sanzioni internazionali e tra i maggiori produttori mondiali di fertilizzanti minerali. Secondo il materiale dell’inchiesta, il flusso di beni verso la Russia avviene tramite forniture che dalla Germania raggiungono l’Asia Centrale, come confermano i dati di epravda. Parallelamente, CORRECTIV documenta come “Uralkali” continui a rifornirsi di componenti e macchinari prodotti dal costruttore tedesco Köppern e da altri fornitori tedeschi, con spedizioni per decine di milioni di euro che, attraverso l’Uzbekistan, arrivano nella Federazione Russa. L’analisi dei registri doganali, descritta nell’indagine di CORRECTIV, mostra come i carichi dichiarati diretti a Tashkent proseguissero poi invariati verso la Russia.

Re-export sistematico e vulnerabilità delle sanzioni

Dal 2022 le forniture del produttore Köppern sono state indirizzate alla filiale uzbeka della stessa “Uralkali”, la Etc U Stan con sede a Tashkent, da cui la merce veniva successivamente inoltrata in Russia. I giornalisti hanno individuato almeno 14 movimenti doganali tra novembre 2023 e maggio 2024, con valori e pesi perfettamente coincidenti, persino con le stesse anomalie ortografiche nelle descrizioni. In alcuni casi le spedizioni dall’Uzbekistan alla Russia risultano registrate nello stesso giorno, in altri a distanza di pochi giorni. Il valore dichiarato delle forniture è di circa 4,5 milioni di dollari, ma le cifre reali potrebbero essere molto più elevate, poiché i dati doganali analizzati sono incompleti.

Come i paesi terzi diventano corridoi logistici per la Russia

La Russia sfrutta attivamente paesi dell’Asia Centrale e del Caucaso meridionale per aggirare le sanzioni occidentali. Dopo l’introduzione delle restrizioni, il commercio tra UE e Stati come Uzbekistan, Kazakistan, Armenia e Georgia è aumentato drasticamente: questi paesi importano beni europei che poi finiscono in Russia. Componenti vietati all’esportazione diretta verso la Federazione Russa vengono talvolta prodotti o assemblati nei paesi intermediari, da cui possono essere inviati legalmente a Mosca.

Reti parallele con Turchia e Stati del Golfo

Mosca utilizza inoltre Turchia, Emirati Arabi Uniti e diversi Stati del Golfo come hub per l’acquisto di tecnologia ed elettronica destinata al complesso militare-industriale russo. Questi centri logistici consentono di mantenere un flusso costante di componenti critici, nonostante le restrizioni imposte dall’Occidente.

Impatto delle lacune sanzionatorie sulla capacità militare russa

Le lacune nei controlli e l’assenza di meccanismi di sanzioni secondarie permettono alla Russia di continuare a ricevere apparecchiature sensibili. Il re-export dall’Uzbekistan contribuisce così alla conservazione delle capacità militari russe, grazie all’accesso continuato a microelettronica e altre componenti fondamentali per la produzione di armamenti.

Necessità di rafforzare i meccanismi sanzionatori

Secondo gli esperti, diventa sempre più urgente rafforzare la politica sanzionatoria verso la Russia. Servono sanzioni secondarie contro paesi e aziende che facilitano l’elusione dei divieti e un controllo più severo sulle misure già introdotte dal febbraio 2022. Senza tali interventi, Mosca continuerà a beneficiare di reti parallele che le permettono di sostenere il proprio complesso militare-industriale nonostante le limitazioni ufficialmente in vigore.

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