La presidente affronta consiglieri e sindaci del centrodestra sulla porta di Palazzo Donini, poi indica le cifre del tavolo tecnico romano: “Vengano a confrontarsi in commissione per migliorare una manovra necessaria”
Il conto, tra disavanzo di gestione 2024 e rimborsi dallo stato, è di -73 milioni di euro. Questo, secondo quanto ha riferito la presidente Stefania Proietti, è la cifra che oggi (martedì) al tavolo tecnico il Mef ha contestato alla Regione Umbria. Presentando formale diffida a rientrare nei conti, passo che a fine aprile può portare all’indicazione della governatrice come commissario ad acta della sanità, aprendo la trattativa con lo stesso Ministero sui tagli e le maggiori entrate da attuare, appunto, per risanare i conti della sanità. Scenario che secondo l’iter di legge può portare a un piano di rientro triennale e, in caso di inadempienza, al vero e proprio commissariamento, che farebbe scattare al massimo le addizionali regionali.
I conti
E’ la stessa presidente Proietti che, dopo un confronto senza esito davanti alla porta di Palazzo Donini con sindaci e consiglieri del centrodestra (e con il neo presidente della Provincia di Terni Stefano Bandecchi nelle insolite vesti di pacifico mediatore) riassume alla stampa i conti “certificati” dai tecnici del Mef.
Nel 2024 il disavanzo di gestione delle quattro Aziende sanitarie umbre (i due Ospedali di Perugia e Terni e le due Asl) è di 243 milioni. A cui si devono sottrarre i 153 milioni dell’utile nella gestione dei servizi accentrati. E si arriva ai famosi -90 milioni indicati anche da Kpmg.
A questo squilibrio va aggiunto il pay-back farmaci, che Kpmg quantificava in 22 milioni e che ad oggi è salito a 28 milioni, quota che alla Regione Umbria sarà restituita dalle case farmaceutiche. L’Umbria incassa poi i 33 milioni di quote premiali, “posta straordinaria che però abbiamo considerato all’attivo” sottolinea Proietti.
Che però prosegue: “Ci sono i 40 milioni del Fondo di dotazione, in passato utilizzati per risanare il bilancio. Cosa che abbiamo chiesto, ma che non ci viene consentito fare”.
Cifre, quelle indicate a memoria da Proietti, che, tra segno pieno e sego più, portato a -69 milioni. Insomma, servono una settantina di milioni, diciamo, per tenere un margine di errore in questa tombola dei numeri che da dieci giorni si è abbattuta sulla politica umbra.
“Siamo più vicini ai nostri -90 che a quel +14 di cui parla chi ha amministrato prima di me” sintetizza Proietti. Che smentisce la possibilità che arrivi quel pay-back dispositivi che invece il centrodestra stima in 48 milioni chiedendo che venga conteggiato, nella certezza che saranno assegnati sulla base della legge 34/2023. Così come, a proposito del Fondo di dotazione (che vale 39 milioni) l’opposizione ribadisce che non c’è l’obbligo di ricostituirlo integralmente in un solo anno, questione che appunto va concordata con il Ministero. Questione di non poco conto, perché senza quella voce il deficit scende a circa -34 milioni, al di là della partita sul pay-back dispositivi.
“Se almeno – aggiunge la governatrice Proietti – ai conti negativi corrispondesse una sanità ben fatta… Ma per ridare agli umbri una sanità pubblica efficiente c’è bisogno di risorse”. Prospettando che con il nuovo Piano sanitario si possa incidere sulla spesa e migliorare in attivo i conti della mobilità sanitaria, che nell’ultimo anno pesa invece per 36 milioni.
L’iter per la manovra
Quindi un messaggio all’opposizione: “Li ho invitati a venire a lavorare insieme per attenuare la manovra, non li vedo… Il 3 c’è una Commissione, vengano a discutere nelle sedi istituzionali, abbassiamo i toni. Rispetto sempre chi manifesta, ma no alle strumentalizzazioni politiche”.
La maggioranza è però determinata ad approvare la manovra in Aula entro il 15 aprile. Data entro la quale si possono indicare le aliquote in via ordinaria, come previsto dalla Finanziaria. E l’extragettito non è vincolato alla solo voce “sanità”. Così come le eventuali razionalizzazioni del Piano sanitario non devono essere concertate con i Ministeri.