Prospettive del negoziato di pace per l’Ucraina: compromesso sui territori e investimenti americani

12.12.2025 08:15
Prospettive del negoziato di pace per l'Ucraina: compromesso sui territori e investimenti americani

I negoziati tra Ucraina e Russia stanno convergendo su tre principali questioni: territori, garanzie di sicurezza e l’adesione dell’Ucraina all’Unione Europea nel 2027, mentre si delinea anche un ampio piano di investimenti russo-americani per il post-guerra. Le proposte e i documenti si stanno accumulando rapidamente in queste ore, riporta Attuale.

A che punto siamo? È importante rivedere il percorso di queste trattative negli ultimi quattro mesi, iniziato dal vertice Trump-Putin del 15 agosto 2025 ad Anchorage, in Alaska. Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha costantemente fatto riferimento a questo incontro. Dopo il summit, è cominciata un’intensa mediazione da parte degli inviati americani, Steve Witkoff e Jared Kushner, con l’imprenditore russo Kirill Dmitriev. L’esito è stato un piano in 28 punti, divulgato il 20 novembre.

Nel documento si riporta che la Crimea e i distretti di Lugansk e Donetsk saranno riconosciuti di fatto come territori russi dagli Stati Uniti. Ciò implica che gli americani hanno accettato le richieste di Putin di annettere anche una parte del Donbass attualmente sotto controllo ucraino. Trump ha respinto, tuttavia, la controproposta europea, che prevedeva di affrontare la questione territoriale solo dopo il cessate il fuoco. Questa posizione ricalcă l’idea di Zelensky di congelare le linee di combattimento, simile alla situazione della Corea.

Ai russi verrebbero concessi i distretti conquistati con l’uso della forza, comprese ampie aree di Kherson e Zaporizhzhia, dove è situata una centrale nucleare. Si sta profilando un ulteriore compromesso: gli americani insistono affinché Zelensky ritiri le truppe da tutto il distretto di Donetsk, in cambio della creazione di una zona demilitarizzata per impedire nuove avanzate russe. Secondo Le Monde, gli ucraini potrebbero accettare questa offerta; resta da vedere la risposta di Mosca.

L’altra questione cruciale riguarda le garanzie di sicurezza. Già nel testo di Witkoff e Dmitriev, era prevista l’implementazione di un meccanismo simile all’articolo 5 della NATO, che prevede l’assistenza reciproca tra alleati. Gli europei hanno tentato di chiarire i loro impegni, prevedendo che l’Ucraina possa richiedere l’invio di soldati alleati sul proprio territorio. Zelensky spinge per un coinvolgimento militare europeo, mentre Putin intende escludere tale possibilità, definendo gli europei come «inutili».

In questo contesto, Zelensky ha recentemente proposto un’accelerazione dell’ingresso dell’Ucraina nell’UE, fissando il termine per il 2027. Questa proposta di «corsia preferenziale» era già menzionata nel piano russo-americano, mentre la versione europea presenta una formulazione più generica, affermando che «l’Ucraina diventerà membro dell’UE». La scadenza del 2027 non è stata concordata né con Bruxelles né con altre capitali europee; inizialmente si parlava del 2030. Risulta che il governo di Kiev sia disposto a rinunciare a certi vantaggi economici, come parziali sussidi agricoli.

Infine, le risorse finanziarie sono un altro punto delicato. Zelensky sta dimostrando un’estrema flessibilità, chiedendo di utilizzare le riserve monetarie russe, del valore di 185 miliardi di euro, custodite dalla società Euroclear in Belgio. Chiede anche investimenti privati; di recente ha discusso di questo con Larry Fink, amministratore delegato di BlackRock, uno dei fondi d’investimento più importanti al mondo.

La Casa Bianca, riprendendo un aspetto del piano in 28 punti, ha aperto a una serie di investimenti anche con la Russia. Secondo il Wall Street Journal, parte delle riserve monetarie russe potrebbe essere impiegata per la ricostruzione dell’Ucraina. Contemporaneamente, le aziende statunitensi investiranno in settori strategici in Russia, dalle terre rare all’estrazione di petrolio nell’Artico, e lavoreranno per ripristinare il flusso energetico tra Russia ed Europa, un’idea che sembra surreale dato che l’UE ha appena deciso di interrompere definitivamente la sua dipendenza energetica da Mosca.

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