Proteste di massa in Iran: decine di migliaia in strada nonostante le minacce del regime

10.01.2026 08:45
Proteste di massa in Iran: decine di migliaia in strada nonostante le minacce del regime

Proteste in Iran: La resistenza continua nonostante la repressione

Tra venerdì e sabato, decine di migliaia di persone hanno manifestato contro il regime in Iran, nella seconda notte di proteste a livello nazionale. Le manifestazioni hanno interessato diverse città, da Teheran a Mashhad, Tabriz, Urumiyeh, Isfahan, Karaj e Yazd. Nonostante il blocco di internet, video di enormi cortei che chiedono la fine del regime continuano a circolare online, riporta Attuale.

Il leader supremo Ali Khamenei ha commentato le proteste per la prima volta, definendo i manifestanti «rivoltosi» e accusandoli di agire per gli interessi del presidente statunitense Donald Trump, promettendo che il regime «non indietreggerà». Ali Salehi, procuratore generale di Teheran, ha avvertito che «non ci saranno compromessi con i terroristi armati», riferendosi ai partecipanti alle manifestazioni.

Giovedì, un presentatore della televisione di stato iraniana ha lanciato una minaccia diretta ai manifestanti, avvertendo: «Questa è la notte in cui i genitori impediscono ai loro figli di uscire. Se succede qualcosa, non vi lamentate». Nonostante ciò, migliaia di persone sono scese in strada, con slogan come «Morte a Khamenei» e «morte al dittatore», mentre in alcune aree hanno incendiato cassonetti e automobili parcheggiate. La polizia ha risposto frequentemente aprendo il fuoco. Un video pubblicato da BBC in persiano ha mostrato un grande corteo a Teheran.

La repressione ha provocato già decine di morti tra i manifestanti, sebbene il numero esatto rimanga incerto. Organizzazioni non governative come Amnesty International e Human Rights Watch stimano che almeno 28 manifestanti siano stati uccisi dall’inizio delle proteste il 28 dicembre, mentre varie ONG locali parlano di un bilancio che arriva a 50 morti.

Le proteste erano iniziate a causa della disastrosa situazione economica in Iran, partendo dal mercato centrale di Teheran, ma si sono rapidamente estese a decine di università, trasformandosi in un’azione contro il regime di Khamenei.

Giovedì, Donald Trump ha di nuovo minacciato le autorità iraniane, avvertendo di non aprire il fuoco sui manifestanti: «È meglio che non cominciate a sparare, se no cominceremo a sparare anche noi». Ha aggiunto che gli Stati Uniti sarebbero pronti a «colpirli dove fa male», pur ribadendo di non avere in programma l’invio di truppe in Iran.

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