Proteste in Kenya dopo la morte del blogger Albert Ojwang
A Nairobi, capitale del Kenya, si stanno svolgendo proteste significative in seguito alla morte del 31enne blogger politico Albert Ojwang, avvenuta la scorsa settimana in circostanze ancora poco chiare durante la custodia della polizia, riporta Attuale. La polizia ha avviato un’inchiesta e ha arrestato tre sospetti. Secondo quanto riportato dall’Autorità indipendente di controllo delle forze di polizia del Kenya (IPOA), la morte di Ojwang segna il ventesimo caso di decesso in circostanze simili dall’inizio dell’anno.
Il 6 giugno, Ojwang era stato arrestato a Homa Bay, dopo aver subito una denuncia per diffamazione da parte del vicecapo della polizia, Eliud Lagat, che era stato criticato pubblicamente e accusato di essere coinvolto in un grave scandalo di corruzione. Dopo l’arresto, Ojwang è stato trasferito senza spiegazioni alla stazione di polizia centrale di Nairobi, a 400 chilometri dalla sua abitazione. Due giorni dopo, è stato trovato morto in quella struttura.
Inizialmente, le autorità hanno affermato che Ojwang era deceduto dopo aver “sbattuto la testa contro il muro della cella”, una versione subito contestata che ha innescato le manifestazioni. Successivamente, un’autopsia condotta dall’IPOA ha stabilito che la causa della morte era probabilmente da attribuirsi a un’aggressione, poiché Ojwang presentava “lesioni alla testa, compressione del collo e altri segni di trauma su tutto il corpo”.
Le tensioni a Nairobi sono esplose, partendo da manifestazioni pacifiche organizzate il 9 giugno davanti alla stazione di polizia dove era stato trovato il corpo di Ojwang. Le manifestazioni, però, sono rapidamente degenerate a causa di una violenta repressione da parte delle forze di sicurezza: sono stati riportati numerosi arresti e, durante le proteste del 17 giugno, si segnala che un uomo è stato ucciso da agenti di polizia. Testimonianze e video emersi online suggeriscono che la vittima non fosse un manifestante, ma un venditore di mascherine presente alla manifestazione.
Nei giorni recenti, il capo della stazione di polizia e un altro agente sono stati arrestati, così come un tecnico accusato di aver disattivato le telecamere di sorveglianza. Anche se non sono stati formalmente indagati, gli altri poliziotti in servizio sono stati sospesi. In un incontro al Senato, il comandante della polizia, Douglas Kanja, ha pubblicamente ritrattato la precedente affermazione secondo cui Ojwang si sarebbe suicidato, ammettendo che “non era stato lui a sbattere la testa contro il muro” e attribuendo la confusione a “informazioni errate” fornite dai suoi collaboratori.
Il 16 giugno Eliud Lagat, il vicecapo della polizia che aveva sporto denuncia contro Ojwang, ha rassegnato le dimissioni, definendo la morte del blogger un “incidente sfortunato”, senza menzionare esplicitamente la propria connessione al caso.
Le violenze e gli omicidi extragiudiziali perpetrati dalle forze dell’ordine continuano a rappresentare un grave problema in Kenya, nonostante le promesse del presidente William Ruto di affrontare la questione dopo la sua elezione nel 2022. Nel 2024, la Kenya Human Rights Commission ha registrato 160 omicidi di questo tipo. Durante le grandi manifestazioni contro una proposta di legge per l’aumento delle tasse, successivamente ritirata dal governo, molti attivisti e manifestanti sono stati arrestati e alcuni di loro sono stati uccisi dalla polizia.