Quarant’anni dal dirottamento dell’Achille Lauro: la crisi tra Italia e Stati Uniti
Roma, 10 ottobre 2025 – Esattamente quarant’anni fa, nella notte dell’11 ottobre 1985, il dirottamento della nave da crociera Achille Lauro da parte di un gruppo di terroristi palestinesi al largo delle coste egiziane innescò una crisi tra Roma e Washington. La gestione del governo di Bettino Craxi si fondò sulla rivendicazione della sovranità nazionale, riporta Attuale. Gli eventi si svolgono in un contesto di crescenti tensioni nel Mediterraneo: il primo ottobre, le forze aeree di Tel Aviv bombardano a Tunisi il quartier generale dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp), in risposta all’uccisione di tre civili israeliani nel porto di Larnaca, a Cipro. Tuttavia, segnali di dialogo si stavano già manifestando, alimentati dalla pressione del governo italiano e del ministro degli Esteri Andreotti, culminando nell’appello di Yasser Arafat a mantenere il dialogo e abbandonare la lotta armata a favore delle legittime aspirazioni palestinesi.
Il sequestro della nave rappresenta una reazione ai progressi nei negoziati, alimentando il convincimento che la violenza fosse necessaria per difendere le istanze palestinesi. Gli uomini del Fronte per la liberazione della Palestina presero in ostaggio oltre 400 persone, con intenti che miravano a screditare Arafat. Craxi si attivò per risolvere la questione, portando alla liberazione della nave grazie a un accordo in cui i terroristi ricevettero immutabilità in cambio del rilascio degli ostaggi.
La situazione precipitò con la diffusione della notizia dell’omicidio di un cittadino statunitense di origine ebraica, Leon Klinghoffer, la cui uccisione scatenò la dura reazione del presidente Reagan, intenzionato a far arrestare i sequestratori per portarli davanti alla giustizia americana. Documenti desecretati dal Dipartimento di Stato rivelano un profondo scetticismo da parte dell’amministrazione statunitense nei confronti del sistema politico italiano, un fossato favorito da esperienze passate legate al “lodo Moro”.
Gli Stati Uniti optano per l’uso della forza: un aereo egiziano, fornito da Mubarak ai sequestratori per riportarli a Tunisi, venne intercettato e costretto a atterrare nella base Nato di Sigonella. Qui, le forze speciali americane tentarono di eseguire gli ordini di Reagan, incontrando la resistenza dei militari italiani schierati a difesa dell’aereo. Il colloquio fra Reagan e Craxi fu caratterizzato da incomprensioni e interferenze esterne. Craxi rispose con determinazione, sostenendo la dignità nazionale: i reati erano stati commessi su una nave italiana e spettava quindi alla giustizia italiana affrontare la questione. Questa posizione non solo difendeva il diritto internazionale, ma sottolineava anche il ruolo e la credibilità diplomatica dell’Italia nel contesto mediterraneo. Reagan comprese l’importanza di ricucire i rapporti transatlantici, ma le surrettizie tensioni sopravvissero, intrecciandosi con le trasformazioni politiche che avrebbero segnato la fine della “prima Repubblica”.
*Docente in Storia contemporanea Università Luiss