Rafah, la città distrutta: il tunnel di Hamas e la storia di Hadar Goldin

09.12.2025 17:05
Rafah, la città distrutta: il tunnel di Hamas e la storia di Hadar Goldin

Ritrovato il corpo di Hadar Goldin dopo undici anni di oscurità

Il 9 dicembre 2025, i media internazionali, tra cui il Corriere della Sera, hanno ottenuto l’accesso alla Striscia di Gaza, dove hanno documentato la devastazione a Rafah, inclusi i tunnel in cui Hamas ha tenuto nascosto il corpo di Hadar Goldin per oltre 4000 giorni. Circondato dalle macerie di una città ridotta in cenere, il tunnel rappresenta un simbolo della lunga e tormentata storia della guerra, riporta Attuale.

Rafah, un tempo un’animata città palestinese, è ora ridotta a un “cimitero di palazzi”, con i blocchi di cemento che raccontano la vita di coloro che vi abitavano. La distruzione è totale, con rifugi e abitazioni scomparse, lasciando solo tumuli di calcinacci e ricordi incastrati nelle rovine. In questo contesto, il tunnel che ha ospitato il corpo di Goldin si estende per sette chilometri e presenta diverse diramazioni profonde, costruito per resistere a lungo e situato in una delle aree più affollate di Gaza.

Durante gli ultimi diciotto mesi, la missione principale delle forze speciali israeliane è stata il recupero del corpo di Hadar Goldin, un tenente ucciso durante il conflitto del 2014. I soldati hanno scoperto un vasto sistema di gallerie, attrezzato con stanze a 25 metri di profondità che facilitano l’operatività di Hamas. Le gallerie stesse rappresentano un’importante infrastruttura militare, con depositi di armi e centri di comando con accessi strategici.

In mezzo alla devastazione, sopravvivono solo pochi cani, lasciati senza padroni e in cerca di cibo tra le rovine. Il quartiere Shabura, ora nel centro di Rafah, è stato visitato da una ristretta selezione di testate giornalistiche, supportate militarmente, poiché l’accesso per i giornalisti indipendenti rimane bloccato dalle autorità israeliane. Qui, il relitto di una scuola dell’Unrwa funge da triste promemoria del passato e della crisi attuale.

Da un mese, Hadar Goldin è tornato in patria, una restituzione avvenuta come parte di un accordo di cessate il fuoco. I suoi genitori, che non hanno smesso di cercarlo, ora devono affrontare la realtà della sua morte e il vuoto lasciato da una guerra che continua a mietere vittime tra i palestinesi e gli israeliani. Simha Goldin, padre di Hadar, sottolinea la mancanza di responsabilità da parte dei leader israeliani per il disastro del 7 ottobre, quando 1200 persone furono uccise. La sua caccia all’assassino continua, alimentata dalla ricerca di giustizia per il figlio e per gli altri innocenti.

Nel frattempo, le dinamiche del conflitto si complicano ulteriormente. Con l’esercito israeliano deciso a mantenere il controllo su Gaza, anche il premier Benjamin Netanyahu è riluttante a ritirare le truppe, minimizzando le speranze di un intervento internazionale per disarmare Hamas. Le prospettive di pace rimangono tenuissime, con una linea gialla definita come nuovo confine da parte dei militari israeliani, mentre i cittadini continuano a soffrire per la mancanza di sicurezza e il dominio della paura imposto da Hamas.

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