Il sotterraneo dello stadio di Raqqa: una storia di violenza e segreti
Nel grande stadio ovale di Raqqa, nella Siria orientale, si nasconde una storia oscura che si svela strato dopo strato. In superficie, il campo da gioco è in rovina, inutilizzato da anni, mentre da circa tre settimane, una squadra della Sicurezza Generale ha preso posizione dietro il cancello, riporta Attuale.
La Sicurezza Generale, considerata la più leale al presidente siriano Ahmad al Sharaa, è composta da uomini armati in nero provenienti da Idlib, regione storicamente rifugio per i guerriglieri di al Sharaa, noto in passato come Abu Mohammed al Jolani.
Sotto lo stadio si trova un ampio seminterrato, un tempo base operativa dello Stato Islamico in Siria, articolato in 46 stanze progettate per accogliere docce, spogliatoi e cucine. Questo lungo corridoio ovale segue il tracciato della pista di atletica sottostante.
Su uno dei muri del sotterraneo è presente un graffito: “Stato Islamico dell’Iraq”, una traccia archeologica che risale a prima del 2013. Quando lo Stato Islamico prese il controllo della città, il seminterrato divenne un tribunale, una prigione e un luogo di torture, con celle anguste in cui i prigionieri venivano rinchiusi in condizioni disumane.
Si stima che centinaia di oppositori, attivisti, giornalisti locali e civili siano stati assassinati in questo sotterraneo, anche se il numero esatto rimane sconosciuto a causa del caos post-bellico. Nel 2017, quando le Forze siriane democratiche (SDF) sconfissero lo Stato Islamico, lo stadio fu l’ultimo luogo liberato e successivamente utilizzato dai curdi come prigione.
Nel sotterraneo, l’accesso a una rete di tunnel scavata sotto Raqqa apre messi a mercati e a una serie di passaggi segreti, come osservano i soldati siriani, suggerendo una Raqqa sotterranea. „I tunnel, più di trenta, si estendono nel territorio come dei veri e propri rifugi“, dichiarano gli uomini della Sicurezza Generale, sostenendo che i curdi li utilizzassero per muoversi inosservati.
La scoperta di questi tunnel ha scatenato preoccupazioni per crolli improvvisi sulla superficie, visibili nelle recenti frane, mentre la popolazione civile ha accusato l’amministrazione curda di aver investito nell’infrastruttura sotterranea piuttosto che nei servizi essenziali dopo la guerra.
Ahmad al Shibli, direttore dell’ufficio media del governo di al Sharaa, afferma che la rete di tunnel sotto Tabqa era così segreta che solo i leader del PKK vi avevano accesso. Queste voci, sebbene non verificate, evidenziano le tensioni tra le comunità locali e le forze curde. A Tabqa, le dimensioni della rete sotterranea sorprendono, con accessi a gallerie lunghe fino a 755 chilometri, come riportato successivamente da diverse fonti.
Ad oggi, le forze siriane procedono a una lenta bonifica dei tunnel e limitano l’accesso a questi spazi strategici, testimoniando il complesso reticolo di alleanze e conflitti che continua a caratterizzare la regione.