Referendum giustizia, la Cassazione accoglie il nuovo quesito dei giuristi e riapre il dibattito sulla data del voto

06.02.2026 22:35
Referendum giustizia, la Cassazione accoglie il nuovo quesito dei giuristi e riapre il dibattito sulla data del voto

I giudici della Corte di Cassazione hanno approvato il nuovo quesito per il referendum sulla giustizia, riformulato dai promotori che hanno raccolto le firme di 500mila cittadini. L’ordinanza, depositata oggi presso la Suprema Corte, prevede anche la comunicazione immediata al Presidente della Repubblica e ad altre figure politiche rilevanti, riporta Attuale.

Il quesito modificato riguarda il referendum sulla giustizia, al quale gli italiani sono attesi a partecipare il 22 e 23 marzo prossimi. La Corte di Cassazione ha accolto le richieste dei quindici giuristi che hanno promosso la raccolta firme, sottolineando la necessità di indicare esplicitamente gli articoli della Costituzione coinvolti dalla riforma. La comunicazione indica che il quesito deve esprimere chiaramente gli articoli da rivedere, in totale sette, a differenza della proposta originale che non specificava tali dettagli.

Cosa cambia tra i due quesiti

Il motivo del cambiamento del quesito è di natura tecnica: la legge richiede che per le leggi di revisione costituzionale si indichino precisamente gli articoli da modificare. L’articolo 16 della Costituzione stabilisce che la formulazione dovrebbe essere del tipo: «Approvate il testo della legge di revisione dell’articolo… (o degli articoli…) della Costituzione, concernente… (o concernenti…), approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale numero… del… ?». Questa indicazione, presente nella nuova formulazione, era assente nel quesito iniziale.

La battaglia sulla data del referendum

La decisione della Cassazione ha riaperto discussioni sulla data del referendum. Secondo il costituzionalista Michele Ainis, emerito di Istituzioni di diritto pubblico all’università di Roma Tre, la data potrebbe subire uno slittamento: «Penso che possa e che debba slittare. Se questo non avverrà sarà possibile sollevare, da parte del comitato per le 500mila firme, un conflitto di attribuzione davanti alla Consulta». I promotori della raccolta firme avevano inizialmente contestato la convocazione delle urne prevista per le date stabilite dal governo, citando un termine di tre mesi dalla pubblicazione della legge, ma il TAR del Lazio aveva respinto la loro istanza.

Foto copertina: ANSA/Giuseppe Lami

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