Referendum sulla giustizia 2026: il quorum non è necessario e le differenze tra costituzionale e abrogativo

20.03.2026 13:25
Referendum sulla giustizia 2026: il quorum non è necessario e le differenze tra costituzionale e abrogativo

Roma, 20 marzo 2026 – Domenica 22 e lunedì 23 marzo si svolgerà il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia, considerato uno degli appuntamenti più importanti dell’anno. Gli elettori saranno chiamati a esprimersi sulla possibilità di fermare una riforma approvata dal Parlamento che modifica articoli fondamentali della Costituzione italiana, ma che non è ancora entrata in vigore, riporta Attuale.

Le differenze col referendum abrogativo

A differenza del tradizionale referendum abrogativo, il referendum costituzionale può bloccare una legge approvata per modificare la Costituzione.

Una rilevante differenza è il quorum: per i referendum abrogativi la partecipazione degli elettori è necessaria, mentre per i referendum costituzionali ciò non è richiesto. Indipendentemente dalla percentuale di votanti, un’eventuale vittoria del sì sarà legale e vincolante.

Perché esiste

La Costituzione italiana è definita ‘rigida’ proprio per evitare che una maggioranza parlamentare temporanea possa cambiare l’assetto dello Stato con una legge ordinaria. Cambiare anche un solo comma richiede una procedura speciale che prevede due votazioni nei diversi rami del Parlamento a distanza di almeno tre mesi.

Come e quando viene convocato

Il punto decisivo avviene durante la seconda votazione parlamentare. Se la riforma ottiene la maggioranza qualificata di due terzi, diventa legge senza necessità di referendum, mentre con la maggioranza assoluta si apre una finestra di tre mesi per la richiesta di referendum da parte di 500 mila elettori, cinque Consigli regionali o un quinto dei membri di una Camera.

Quando entrerà in vigore la nuova legge?

Se nel referendum costituzionale prevale il sì, la legge sarà promulgata dal Presidente della Repubblica pochi giorni dopo la validazione dei risultati, per poi essere pubblicata sulla Gazzetta ufficiale. Con la pubblicazione, la riforma entra ufficialmente in vigore.

Le riforme costituzionali ‘illegali’

Tuttavia, il potere di modifica della Costituzione è limitato da principi intoccabili. L’Articolo 139 vieta esplicitamente di portare l’Italia verso la monarchia o altre forme di governo diverse dalla repubblica, e la giurisprudenza ha anche protetto i diritti inviolabili e il principio di uguaglianza.

Come sono andati i referendum costituzionali passati

La storia dei referendum costituzionali in Italia è caratterizzata da una profonda cautela. Dall’inizio del 1948 sono stati indetti solo quattro referendum di questo tipo. La prima riforma approvata nel 2001 riguardava una maggiore autonomia per le Regioni. Tuttavia, nel 2006 una proposta di devoluzione fu respinta, mentre nel 2016 il referendum Renzi-Boschi si trasformò in un plebiscito contro il governo, causando le dimissioni del premier Renzi. L’ultimo referendum, riguardante il taglio dei parlamentari, ha invece ottenuto un ampio consenso con il sì.

1 Comment

  1. Ma dai, un referendum così importante senza un quorum? Sembra che sia un modo per eludere il volere del popolo! La nostra Costituzione merita rispetto, anche se ci sono dei cambiamenti da fare… Che scenario! Spero che la gente si muova per dire la sua.

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