Roma, 12 gennaio 2026 – È stata fissata la data per il referendum sulla riforma costituzionale della giustizia. Il Consiglio dei ministri ha annunciato che la consultazione si terrà domenica 22 e lunedì 23 marzo, come comunicato dalla premier Giorgia Meloni durante la conferenza stampa di fine anno. Nelle stesse giornate si svolgeranno anche le elezioni suppletive per i collegi vacanti in Veneto lasciati da Stefani e Bitonci. La data, ufficializzata dal ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, potrebbe essere modificata se la raccolta di firme per un nuovo referendum raggiunge 500 mila unità entro fine gennaio, attivando un intervento della Corte costituzionale, riporta Attuale.
Concia: “Deideologizzare il referendum”
“Da 30 anni sono favorevole alla separazione delle carriere. Da sinistra, insieme a molti amici nell’associazione Libertà Eguale, entriamo nel merito della questione. Io sono per deideologizzare questo referendum.” Così ha dichiarato Paola Concia a margine dell’incontro ‘La Sinistra che vota Sì’, organizzato a Firenze da Libertà Eguale. Ha aggiunto che “si stanno facendo molte polemiche sulla data. Prima o poi bisogna votarlo. Magari anche a maggio, ma con serenità, affinché gli italiani possano esprimersi.”
Barbera: “La riforma garantisce le toghe dalle correnti”
Il presidente emerito della Corte Costituzionale Augusto Barbera ha affermato che la riforma della giustizia che sarà sottoposta a referendum “garantisce di più sia i giudici sia i pubblici ministeri e da cosa li garantisce di più? Dalle correnti. È il governo che può soffocare l’indipendenza dei magistrati? Sono le correnti…”. Barbera, parlando a Firenze in un’iniziativa di Libertà Eguale a favore del Sì al referendum, ha aggiunto che “la Costituzione prevede strumenti di democrazia rappresentativa e strumenti di democrazia diretta, dove i cittadini sono chiamati a pronunciarsi su specifiche questioni”. Ha sottolineato che con il referendum “non si vota né a favore né contro Giorgia Meloni, ci saranno altre occasioni per giudicare il governo.” Riferendosi a momenti storici passati, ha ricordato come nel 1974 molti cattolici votarono in modo diverso rispetto alla Democrazia Cristiana sull’abolizione del divorzio, contribuendo a un importante cambiamento nel nostro ordinamento.