Il referendum costituzionale sulla riforma della Giustizia si terrà il 22 e 23 marzo 2026, come stabilito dal Consiglio dei ministri il 12 gennaio. La data, già anticipata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, si sovrapporrà alle elezioni suppletive per i seggi resisi vacanti nella Regione Veneto, in seguito alla nomina di Alberto Stefani come presidente. I collegi interessati di Rovigo e Selvazzano Dentro-Alta Padovana dovranno eleggere due nuovi deputati, riporta Attuale.
Il comitato del No alla riforma
La prima metà del 2026 sarà dominata dal referendum sulla riforma della Giustizia, un evento cruciale destinato a catturare l’attenzione dei partiti. Negli ultimi giorni, sono emersi i primi comitati in sostegno e opposizione alla riforma. Sabato scorso, a Roma, i rappresentanti del Campo Largo, insieme al leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte e alla segretaria del Pd Elly Schlein, hanno avviato il comitato “Società civile per il No”. Tra i partecipanti, c’era anche Giorgio Parisi, premio Nobel per la Fisica, che aveva già annunciato la sua partecipazione attraverso le colonne di Repubblica.
La sinistra che vota sì: collegata anche la dem Picierno
Intanto, il Partito Democratico sta vivendo una nuova dissonanza. A Firenze, si è svolto un evento a favore della separazione delle carriere, intitolato “La sinistra che vota Sì”, organizzato dall’associazione Libertà Eguale. Tra i partecipanti figurava Pina Picierno, eurodeputata del Pd, che ha partecipato da remoto a causa di un impegno istituzionale in Lituania. Questo intervento riaccende le tensioni interne nel partito, già evidenti nel corso dell’anno passato.
«Una battaglia culturale della sinistra riformista»
Picierno ha sottolineato la necessità di «uscire dalla tenaglia ideologica che soffoca il dibattito italiano, fra garantismo e giustizialismo». Ha aggiunto che «la stagione delle riforme del processo penale non nasce a destra, ma è sempre stata una battaglia della sinistra riformista». Secondo lei, è fondamentale non lasciare alle forze di destra la bandiera delle garanzie, sottolineando che senza una giustizia credibile si compromette la coesione sociale e la democrazia.
«Un tema serio, discusso da decenni»
«Difendere lo Stato di diritto e l’equilibrio fra i poteri è la qualità della democrazia», ha dichiarato Picierno. Ha descritto il confronto sulla separazione delle carriere come un tema serio, che merita di essere discusso con chiarezza, per aumentare la fiducia dei cittadini nella giustizia.
Il comitato del sì
In risposta a queste dinamiche, è nato all’inizio di gennaio il comitato “SìSepara”, guidato dall’avvocato Gian Domenico Caiazza e supportato dalla Fondazione Luigi Einaudi. Parallelamente, è attiva anche l’associazione nazionale “Sì Riforma”, presieduta da Nicolò Zanon. Entrambi i gruppi hanno criticato l’Associazione nazionale magistrati, accusandola di condurre una campagna comunicativa di parte. In particolare, hanno contestato i manifesti affissi nelle stazioni ferroviarie italiane, sostenendo che la riforma proposta altererebbe l’autonomia della magistratura, una posizione che il comitato per il sì ha definito «falsa».