Referendum sulla giustizia: 500mila firme raccolte, ma l’incertezza persiste
In meno di 25 giorni sono state raccolte le 500mila firme necessarie per richiedere il referendum sulla riforma della giustizia, un traguardo raggiunto grazie alla firma digitale che ha facilitato il processo. L’iniziativa ha suscitato un grande entusiasmo tra i membri del Comitato dei 15 cittadini e i partiti sostenitori del “No”, come il Pd e il M5s. Tuttavia, la consegna delle firme alla Cassazione non avverrà prima della scadenza fissata per il 30 gennaio, ma a ridosso di questa data (il 27 o il 28), per garantire la correzione di eventuali irregolarità. Indipendentemente dall’esito del ricorso al Tar del Lazio, il fronte del “No” avrà già ottenuto un paio di risultati: il rimborso previsto di un euro per firma e l’accesso a spazi televisivi per la campagna elettorale, riporta Attuale.
La decisione del Tribunale riguardo al ricorso è attesa per il 27 gennaio. Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha affermato di essere “fiducioso” e ha dichiarato che il ricorso non è illegittimo, ma “inutile”. Tra i sostenitori del “No” si avverte un certo risentimento per la decisione del presidente Mattarella di firmare il decreto che fissa la consultazione per il 22 e 23 marzo. Questa situazione è stata al centro di un articolo pubblicato dal Fatto Quotidiano, considerato un sostenitore del “No”, mentre le reti Mediaset sono viste come vicine al “Sì”, con il possibile coinvolgimento diretto della famiglia Berlusconi nella campagna.
La critica del quotidiano è severa, sottolineando che il presidente, firmando durante la petizione e senza attendere il responso del Tar, non avrebbe svolto il suo dovere di garante della costituzionalità. Tuttavia, non è chiaro come Mattarella avrebbe potuto giustificare una negazione della firma, poiché ha già chiarito che il suo compito non include il sindacato sul contenuto dei provvedimenti, potendo negare la firma solo in caso di “palese e manifesta incostituzionalità”. La Corte Costituzionale è l’unica a stabilire tali dubbi interpretativi, e la valutazione della data del referendum non sembra offrire margini per parlare di manifesta incostituzionalità.
Il governo ha seguito le indicazioni della legge del 1970 nel fissare la data del referendum entro 60 giorni dalla comunicazione dell’ordinanza di ammissione, ma l’eventuale incostituzionalità non è evidente. La reazione del fronte del “No” si spiega anche in termini tattici; opporsi a un decreto del Quirinale è sicuramente più complesso rispetto a contrastare una delibera governativa. Il Comitato ha tentato di presentare ricorso pochi istanti prima della firma del presidente, ma una volta che l’atto è stato firmato, il tentativo diventa irrilevante. Il rigetto della sospensiva da parte del Tar era prevedibile, poiché accoglierla avrebbe significato contraddire il Colle, una decisione che, pur non compromettendo l’esito finale, costituisce un indubbio svantaggio per il “No”.
Inoltre, l’accoglimento del ricorso potrebbe dar vita a complicazioni legali, creando la necessità di annullare le schede già stampate o dare vita a un nuovo conflitto formale che allontanerebbe la questione dal merito. Tale impasse sarebbe stata evitabile se il governo avesse seguito le consuete prassi e se il fronte del “No” avesse gestito con maggiore responsabilità la raccolta delle firme, risparmiando colpi bassi in questa già aspra battaglia.
Incredibile, 500mila firme in così poco tempo! Anche se non sono sicuro di cosa ne verrà fuori… Perché il presidente ha firmato senza aspettare il Tar? Non capisco, sembra tutto un po’ confuso. e chi lo sa come finirà questa storia… mah, la politica italiana è sempre un gran casino!!!