Secondo un sondaggio di Ipsos presentato da Nando Pagnoncelli sul Corriere della Sera, solo il 10% degli italiani è a conoscenza del referendum sulla riforma della giustizia. Il 36% afferma di essere abbastanza informato, mentre oltre metà della popolazione dichiara di non avere informazioni sufficienti. Inoltre, il 40% degli intervistati attribuisce poca o nessuna importanza alla questione. I giudizi sono contrastanti: il 27% sostiene che la riforma ripristinerà l’equilibrio tra i poteri, mentre il 25% ritiene il contrario. Il 25% pensa che si enfatizzi l’autonomia della magistratura, mentre il 24% teme che porti a una limitazione dell’indipendenza dei giudici, riporta Attuale.
I sondaggi sul referendum
Attualmente, il 36% degli elettori è certo di recarsi al voto, mentre il 16% è propenso a farlo. Tuttavia, quasi la metà, il 48%40% degli aventi diritto si presenterà, il no vincerebbe con il 50,6% contro il 49,4% del sì. Se la partecipazione raggiungesse il 46%, il sì otterrebbe il 51,5%, mentre il no si fermerebbe al 48,5%. Infine, se il 52% degli aventi diritto votasse, il sì vincerebbe con un margine più ampio, accaparrandosi il 53,7% contro il 46,3% del no.
La sindrome da remuntada
Questi dati alimentano la sindrome da remuntada del fronte del sì, che comprende il governo. Secondo un retroscena del Corriere, il vicepresidente della Conferenza episcopale italiana parteciperà al XXV congresso di Magistratura democratica a nove giorni dal voto: monsignor Francesco Savino è atteso come relatore in un dibattito sul tema «L’insofferenza per lo stato di diritto e il nuovo volto del capo». Tali eventi hanno generato un certo nervosismo nel governo, come dimostrato dai messaggi circolati nelle scorse settimane, incluso un incontro tra i riformisti, che ha evidenziato un «problema di mobilitazione» dell’elettorato di centrodestra.
FdI e Lega
Se Forza Italia sta mobilitando le sue forze a favore del sì, gli altri due partiti importanti della maggioranza, Fratelli d’Italia e Lega, sembrano attivi con meno energia. «Non c’è una campagna sul territorio» per non far apparire la riforma come un’iniziativa di Meloni. La risposta è stata «Keep calm e lavorare», per evitare di mostrare debolezza di fronte a critiche irrilevanti sulla riforma. Tuttavia, la premier è determinata a partecipare attivamente, promettendo di farlo «negli ultimi venti giorni» di campagna, con l’obiettivo di «mobilitare gli elettori» e invitarli a «partecipare al voto».
Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Calabria e Sicilia
La strategia di campagna elettorale si concentrerà su cinque regioni: Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Calabria e Sicilia, dove le percentuali favorevoli al sì sono più elevate. «Gli oppositori ci etichettano come fascisti, ma sono loro a usare nei confronti degli elettori il motto “credere, obbedire, combattere”: credere nelle fake news sulla riforma, obbedire all’ideologia e combattere Giorgia Meloni», dicono i comitati del sì.
Ma è possibile che solo il 10% sappia del referendum? Siamo nel 2023 e la politica continua a farsi sentire così poco? È assurdo! Eppure è rarissimo vedere un dibattito serio… La riforma della giustizia è importante per tutti noi, dovremmo saperne di più. Se il 48% non va nemmeno a votare, chi decide per noi? Sarà che alla gente non interessa oppure la comunicazione non funziona? Mah…