Il ritorno nei kibbutz israeliani dopo l’attacco di Hamas: tra ricostruzione e trauma
Il 7 ottobre 2023, un attacco di Hamas in Israele ha provocato la morte di più di 1.100 persone, inclusi 318 residenti dei kibbutz situati vicino al confine con la Striscia di Gaza, riporta Attuale. Negli kibbutz di Be’eri, Kfar Azza e Nir Oz, decine di persone sono state uccise o rapite, mentre molte case sono state distrutte. Nei mesi successivi, 56 kibbutz al confine con Gaza o nel nord al confine con il Libano sono stati evacuati, costringendo quasi 40.000 persone a lasciare temporaneamente o definitivamente le loro abitazioni.
Dopo due anni di conflitto, durante i quali le operazioni militari israeliane hanno causato la morte di circa 67.000 palestinesi nella Striscia di Gaza, molti residenti dei kibbutz hanno iniziato a tornare nelle loro comunità. Attualmente, diversi lavori di ricostruzione sono in corso, supportati da significativi fondi pubblici e privati. Inoltre, sono stati attuati piani per incentivare il trasferimento di nuovi cittadini israeliani nelle strutture ricostruite.
Dopo l’attacco del 7 ottobre, il governo israeliano ha approvato un piano da 4,5 miliardi di euro da investire in cinque anni per le comunità al confine con la Striscia di Gaza; dei quali oltre 2 miliardi sono già stati utilizzati, compresi 150 milioni destinati a promuovere il ritorno degli sfollati. Secondo un rapporto governativo di settembre 2025, circa il 90% dei residenti è tornato, con l’aggiunta di 2.500 nuovi abitanti grazie a un progetto noto come “Chalutzi”, che richiama il concetto di “pioniere”.
I fondi pubblici sono stati integrati da donazioni private, in particolare tramite il Kibbutz Movement Rehabilitation Fund, il quale in origine si è concentrato sul reinserimento dei bambini sfollati nelle scuole e sull’assistenza psicologica, per poi passare alla ricostruzione e al ripopolamento dei kibbutz.
La situazione, tuttavia, è complessa nei kibbutz più vicini al confine, particolarmente colpiti. A Holit, dove 15 residenti sono stati uccisi e sette rapiti, i residenti non sono ancora stati autorizzati a tornare, con l’accesso previsto solo a partire da luglio 2026. Allo stesso modo, la comunità di Nir Oz ha ricevuto solo recentemente un finanziamento di circa 90 milioni di euro per la ricostruzione, con solo otto residenti rientrati fino a qualche mese fa.
In Be’eri, che contava più di 1.000 abitanti, più di 100 persone sono state uccise. Entro la fine del 2024, solo circa 200 residenti erano tornati, e la ricostruzione è prevista completarsi nel 2026, mentre nel corso dell’attacco molti quartieri sono rimasti come testimoni della violenza, con segni evidenti delle devastazioni.
I dibattiti su come memorializzare gli eventi dell’attacco continuano a imperversare in kibbutz come Be’eri, dove alcune persone propongono di mantenere strutture danneggiate come testimonianze, mentre altri preferirebbero una ricostruzione totale. Alon Futterman, direttore della fondazione di Kfar Azza, ha sottolineato che nei due anni successivi all’attacco la priorità non è stata la ricostruzione fisica, ma l’educazione, il benessere psicologico e la ripresa della vita comunitaria.
In questo contesto, molti residenti continuano a lottare con la scelta di tornare nei luoghi che un tempo chiamavano casa, confrontandosi con il trauma di esperienze cruente e la realtà di un futuro incerto. I kibbutz, pur avendo dimostrato una certa resilienza, rimangono segnati dagli eventi e dalle cicatrici del passato, mentre l’eco delle esplosioni israeliane nella Striscia è sempre presente.
È davvero straziante vedere la ricostruzione di queste comunità. Come si può ripartire dopo una tragedia simile? La gente deve convivere con un trauma indescrivibile, e questi piani di insediamento con nuovi cittadini mi sembrano un’idea così complicata. Che vita li aspetta? Boh…