Inaugurazione dell’Anno Giudiziario: La Questione dell’Autonomia della Magistratura al Centro del Dibattito
Roma, 31 gennaio 2026 – All’inaugurazione dell’anno giudiziario presso la Cassazione, il termine referendum, pur non menzionato esplicitamente, è stato il tema dominante. Il primo presidente della Cassazione ha sottolineato che “l’autonomia e l’indipendenza della magistratura non sono un privilegio, ma presupposti perché il giudice sia sempre imparziale”. Il procuratore generale ha aggiunto che il confronto tra giudici e politica ha raggiunto livelli intollerabili, affermando che una “giurisdizione sfregiata non giova a nessuno”, riporta Attuale.
Tuttavia, né il primo presidente né il procuratore generale possono ignorare i problemi interpretativi, per usare un eufemismo, e le esondazioni di alcuni magistrati che hanno contribuito agli scontri negli ultimi anni. La situazione era prevedibile, tanto che sin dal 1946, durante i lavori preparatori dell’Assemblea costituente, una figura di spicco dell’antifascismo e del diritto come Pietro Calamandrei avvertiva che “con un corpo di magistrati completamente indipendente che deciderebbe delle nomine e auto eserciterebbe la disciplina, si potrebbero verificare conflitti con il potere legislativo o con l’esecutivo”.
Questa previsione si è puntualmente realizzata ottanta anni dopo. Calamandrei, contrariamente a Licio Gelli, propose di nominare un alto magistrato procuratore generale e commissario della giustizia scelto dal presidente della Repubblica, su designazione della Camera, come intermediario tra magistratura e governo. Tale figura avrebbe partecipato con voto consultivo alle sedute del Consiglio dei Ministri e sarebbe dovuta rispondere di fronte alle Camere del buon andamento della legislazione. Anche Palmiro Togliatti sosteneva che “il pieno autogoverno della magistratura non è accettabile democraticamente” e che il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura doveva essere il ministro della Giustizia. Alberto Malagugini, già deputato comunista e giudice costituzionale, avvertiva Cossiga di non attaccare i magistrati, “altrimenti ci ammazzano”.
Alla fine, i costituenti concordarono un testo più equilibrato, nonostante i sostenitori del No affermino che la riforma stravolge la Costituzione, mentre in realtà essa specifica e rafforza l’autonomia del pubblico ministero rispetto al testo del 1948. È legittimo esprimere un voto favorevole o contrario alla riforma, ma l’Associazione magistrati non contribuisce alla propria autorevolezza invitando a votare No, se non si desidera che i giudici vengano assoggettati al potere politico. A tal proposito, Nordio ha usato un termine molto forte – “blasfemo” – per definire chi accusa il governo di voler minacciare l’autonomia della magistratura.