Rischi da monossido: ecco come utilizzare stufe e caminetti in sicurezza

07.02.2026 16:26
Rischi da monossido: ecco come utilizzare stufe e caminetti in sicurezza

Milano, 7 febbraio 2026 – La legna da ardere richiede una gestione meticolosa e normative specifiche. Negli ultimi anni, sono emersi casi preoccupanti di intossicazione da monossido di carbonio in Italia, con la Sima – Società italiana di medicina ambientale che registra centinaia di morti all’anno. Anche le caldaie e caminetti, sebbene creino un’atmosfera accogliente, necessitano di una manutenzione rigorosa e di normative restrittive. Sandro Bani, presidente dell’Anfus, Associazione nazionale fumisti e spazzacamini di Folzano (Brescia), avverte: “Il monossido è più insidioso perché è inodore, mentre nel caso della legna c’è sempre fumo. Quindi è più difficile intossicarsi senza rendersene conto”, riporta Attuale.

Come si ci intossica con la legna da camino

“Il monossido di carbonio – premette Bani – è uno dei prodotti della combustione. Quella perfetta non dovrebbe produrlo ma questo non esiste. Quindi una quota c’è sempre”. Riferendosi al rischio associato all’uso della legna, Bani sottolinea che “il rischio è, ad esempio, quello di andare a dormire e di essere intossicati dal monossido perché non se ne ha il controllo. Altra possibilità è quella di un’intossicazione che dura nel tempo. Il monossido, a seconda delle percentuali, può provocare la morte in pochissimo tempo oppure accumularsi nel corpo nel corso di tanti giorni. La sua caratteristica è che si lega al sangue, all’emoglobina, 200 volte più facilmente dell’ossigeno. Anche piccole dosi di monossido vengono accumulate”. Una persona che vive in un ambiente così insalubre, abituato ad esempio a sentire l’odore del fumo, potrebbe trascurare questi segnali e accumulare sempre più monossido nel sangue, con sintomi come mal di pancia, mal di testa e spossatezza che spesso vengono fraintesi. “La somma nel tempo può portare a danni importanti”, avverte Bani.

Le buone abitudini con stufe e caminetti

“Prima di tutto – si raccomanda Bani – bisogna avere un impianto che funzioni in modo corretto, senza dispersioni. Quando si fanno controlli, si devono quindi verificare anche le immissioni in ambiente; l’inquinamento indoor è una delle cose più gravi”.

Quanti italiani si scaldano con la legna

“Circa il 20% degli italiani si scalda con la legna – annota Bani -. Quindi è una quota significativa del mercato. Una parte lo fa solo per il piacere di avere il fuoco in casa”. La legna, considerata una fonte rinnovabile, emette la stessa quantità di anidride carbonica che ha assorbito durante la sua vita. Tuttavia, produce anche polveri nocive per la salute. Questo ha spinto il legislatore a implementare criteri sempre più rigorosi per gli impianti, chiedendo riduzioni nelle emissioni di polveri, monossido di carbonio e ossidi di azoto. “Per questo è in atto una rottamazione di vecchi impianti”, afferma Bani.

“Sono sempre tragedie annunciate”

Concludendo, il presidente Anfus evidenzia che “la maggior parte degli incidenti legati agli impianti non sono eventi misteriosi o inevitabili, ma quasi sempre la conseguenza diretta di costruzioni non conformi alle norme tecniche”. L’associazione è quindi impegnata in due direzioni: la formazione degli installatori “affinché operino con competenza, responsabilità e pieno rispetto delle norme” e l’informazione ai cittadini, per aiutarli a gestire correttamente i propri impianti e riconoscere quando un lavoro è eseguito secondo le norme.

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