La riforma della giustizia in Italia: tensioni politiche e reazioni contrastanti
Il referendum sulla riforma della giustizia si preannuncia teso dopo che ieri la Camera dei Deputati ha approvato, con 243 voti favorevoli, 109 contrari e 6 astensioni, il disegno di legge costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati, che ora ritorna al Senato. L’assenza della maggioranza dei due terzi garantisce una prova referendaria in arrivo, ma la seduta si è trasformata in un’arena a Montecitorio, con un acceso scontro tra il forzista Paolo Barelli e il pentastellato Leonardo Donno, sfiorando una rissa. Sconcertante è il fatto che il dibattito sia degenerato non sul tema centrale della riforma, ma su Gaza, riporta Attuale.
Il vicepremier Antonio Tajani, fautore della riforma per Forza Italia, ha esultato subito dopo la votazione, mentre il viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto, si è congratulato con i colleghi, sottolineando l’importanza del risultato. Tuttavia, la capogruppo del Partito Democratico, Chiara Braga, ha colto l’occasione per denunciare il silenzio del governo sui tragici eventi in Medio Oriente, lamentando una mancanza di risposta alle preoccupazioni espresse dalle opposizioni riguardo alla crisi a Gaza. La tensione è aumentata quando Tajani ha negato di aver applaudito, scatenando tumulto nell’aula, con numerosi deputati del PD che si sono avvicinati al banchi del governo per protestare.
L’intervento di Donno ha portato a un ulteriore scontro, con accuse reciproche di complicità e provocazioni tra le forze politiche. Tale conflitto ha portato alla sospensione della seduta, ma le polemiche sono continuate, con Tajani che ha accusato la minoranza di aggressione e giustificato la reazione con la rabbia per l’approvazione della riforma, sostenuta anche da un esponente di opposizione. La situazione è complicata ulteriormente dagli avvenimenti legati all’omicidio di Charlie Kirk, che hanno indotto il governo ad incrementare i livelli di protezione per Tajani, Giorgia Meloni e Matteo Salvini, evidenziando un clima di crescente tensione.
La collera del centrosinistra è in gran parte diretta verso la crisi umanitaria a Gaza, dove l’opinione pubblica italiana si mostra sempre più indignata per i massacri in corso. In vista delle imminenti elezioni regionali, il PD sta cercando di capitalizzare il malcontento popolare. Dopo aver respinto le accuse di Tajani come false, i democratici hanno chiesto a Meloni di confrontarsi in aula sulla politica estera italiana. Le prossime settimane si preannunciano calde, con l’avvicinarsi della Flotilla a Gaza, che potrebbe provocare incidenti di vasta portata.
Inoltre, il dibattito all’Onu e il voto in Europa sulle sanzioni contro Israele potrebbero rivelarsi cruciali, con l’Italia che appare in una posizione potenzialmente determinante. Nonostante ciò, lo scontro politico non si limita a Gaza: la campagna referendaria sulla riforma della giustizia potrebbe acutizzare ulteriormente le tensioni interne, mentre il sindacato dei magistrati esprime preoccupazioni, con il presidente dell’Anm, Cesare Parodi, che avverte: “Con questa legge il sistema sarà sicuramente peggiore”.