Robert Roberson si appresta a fronteggiare la pena capitale il 16 ottobre, dopo aver trascorso oltre vent’anni nel braccio della morte nel Texas. L’uomo, 58 anni, è stato condannato per la morte della sua figlia di due anni, Nikki, nel 2002. Tuttavia, il suo caso ha sollevato dubbi significativi sulla sua colpevolezza, tanto da portare il governatore Greg Abbott a sospendere l’esecuzione un anno fa. Una maggioranza bipartisan del Parlamento texano aveva votato per bloccare all’ultimo la pena di morte, mentre Roberson ha ricevuto un anno di tempo per provare la sua innocenza, ma senza successo finora, riporta Attuale.
Roberson, a cui è stata diagnosticata una forma di autismo, potrebbe diventare il primo condannato negli Stati Uniti per la «Sindrome del bambino scosso», che si riferisce a gravi lesioni cerebrali provocate da traumi violenti alla testa. Secondo l’accusa, l’uomo avrebbe causato la morte della figlia attraverso colpi violenti, strattonandola e sbattendola a terra.
La storia di Robert Roberson
La tragedia si svolge il 31 gennaio 2002, a Palestine, in Texas. Nikki, la figlia di Roberson, era malata e, dopo un malore, viene portata al pronto soccorso dove le viene prescritto un potente farmaco a base di oppiacei che oggi non è più somministrato a bambini sotto i 18 anni. Malgrado ciò, la sua condizione si aggrava e il giorno successivo, dopo un’altra visita dal pediatra, il risultato tossicologico mostra livelli letali del farmaco nel suo sistema.
Nella notte in cui Nikki muore, la bambina avrebbe dovuto rimanere dai nonni, ma tornò a casa con il padre preoccupato per la sua salute. La mattina seguente, Roberson trova la bambina priva di conoscenza e, nonostante i tentativi di rianimarla, la situazione è critica.
La morte di Nikki
Il referto medico più tardi indicherà che Nikki è morta per complicazioni legate a una grave polmonite, contrariamente a quanto sostenuto dall’accusa. Questa ultima sostiene che Roberson ha agito con violenza, basandosi sui segni di trauma sul corpo della bambina, interpretati come risultato di maltrattamenti.
La versione dell’accusa
I sanitari coinvolti giudicarono l’atteggiamento di Roberson come scarso e senza il giusto coinvolgimento emotivo, utilizzando il suo comportamento per incriminarlo. Gli avvocati di Roberson sostengono che i segni sul corpo della piccola non possono essere attribuiti all’accusa ma sono piuttosto il risultato di un’accidentale mancanza d’ossigeno avvenuta durante il tentativo di soccorso.
La mobilitazione per salvare Roberson
Il caso ha attratto l’attenzione di grandi personalità come lo scrittore John Grisham, che ha lanciato appelli per chiedere clemenza e ha avviato campagne sui social media, comprese petizioni online con l’hashtag #SaveRoberson. L’Innocent Project, un’organizzazione no-profit in prima linea per il risarcimento di innocenti incarcerati, sta sostenendo la causa di Roberson e chiede una revisione del caso.