Il conflitto in Ucraina e il futuro di Odessa
Il celebre dipinto di Caravaggio, “Il bacio di Giuda”, conservato nel museo di Odessa, riporta alla memoria il patto di Budapest del 1994. In quell’occasione, il presidente russo Boris Eltsin e il suo omologo ucraino Leonid Kravchuk, con il sostegno di Bill Clinton, concordarono la restituzione alla Russia di 1900 testate nucleari presenti in Ucraina, che all’epoca rappresentava la terza potenza atomica mondiale. In cambio, si prometteva la protezione dei confini ucraini da parte della Russia. Tuttavia, Putin ha disatteso quell’accordo, invadendo la Crimea nel 2014 e successivamente l’Ucraina nel 2022, approfittando di un contesto internazionale caratterizzato da indifferenza. Il patto del ’94 si è rivelato fragile e inefficace, rimettendo all’Onu la gestione delle violazioni, mentre la Russia, con il diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza, ha potuto operare senza temere conseguenze significative.
Il Caravaggio di Odessa potrebbe essere una copia dell’originale conservato a Dublino, ma rappresenta uno dei simboli dell’identità italiana di questa città. Fondata nel 1794, Odessa ha visto la presenza di architetti italiani, come Francesco Boffo, che ha contribuito a dar vita a un neoclassicismo caratteristico dei suoi monumenti. Gli italiani furono tra i primi abitanti della città, costituendo un decimo della popolazione iniziale, ma la loro presenza andò scemando fino a scomparire nel 1917, quando l’Armata Rossa soffocò l’autonomia ucraina già in declino sotto il dominio zarista.
Un anno dopo l’inizio del conflitto, durante una visita a Odessa, appresi che la Francia si era proposta per la ricostruzione della città. È quindi un motivo di celebrazione che, nel summit tenutosi alla ‘Nuvola’ di Roma, Giorgia Meloni abbia annunciato il coinvolgimento dell’Italia in questo processo, insieme ad interventi in altri settori cruciali del paese. Il summit di Roma rappresenta un momento di svolta, poiché le promesse fatte agli Stati Uniti per una nuova strada verso la pace possono essere interpretate come uno dei molti tentativi di Putin di guadagnare tempo. I bombardamenti incessanti e devastanti su ogni angolo dell’Ucraina, ora tra i più violenti mai registrati, indicano una disperata corsa da parte della Russia per raggiungere, a qualsiasi costo, una posizione strategica vantaggiosa.
Secondo l’“Economist”, i ritmi attuali della guerra suggeriscono che la Russia impiegherà almeno quattro anni per conquistare completamente le quattro regioni di cui rivendica il controllo e addirittura 89 anni per ottenere il dominio su tutta l’Ucraina. I soldati russi, ben remunerati, sono stati definiti “carne da macello”: le stime variano da 190mila a 350mila soldati uccisi, mentre fonti attendibili calcolano che la Russia ha speso oltre venti miliardi di euro nel solo primo semestre di quest’anno per coprire stipendi e risarcimenti ai militari feriti o ai familiari dei caduti. Se Trump, così come molti paesi europei, deciderà di fornire le armi richieste da Zelensky e di intensificare le sanzioni, Putin potrebbe trovarsi costretto a negoziare.