Roma, nube tossica dopo l’esplosione: il bilancio e le indagini
Roma si sveglia immersa in una nube tossica che ridefinisce il concetto di paura. Nella periferia est, precisamente in via dei Gordiani, un’esplosione venerdì mattina ha innescato una serie di eventi drammatici. Inizialmente, un odore pungente ha preceduto le fiamme e poi l’esplosione, generando panico tra i residenti e lasciando un tragico bilancio di feriti, rovine e aria irrespirabile, riporta Attuale.
L’Arpa Lazio ha subito divulgato i risultati delle prime analisi ambientali: la diossina nell’aria ha raggiunto il valore di 1 pg/m³, ben oltre il limite di 0,3 pg/m³, che indica una fonte di emissione localizzata. Questo alto livello di diossina è la conferma delle preoccupazioni espresse da esperti e abitanti della zona. Gli interrogativi sul pericolo imminente sono cresciuti nel Prenestino. Sebbene non ci siano normative specifiche sui limiti di diossina nell’ambiente, l’OMS definisce una concentrazione “normale” di 0,1 pg/m³ nelle aree urbane. Tuttavia, qui i valori sono dieci volte maggiori della media cittadina, un dato allarmante. I tecnici dell’Arpa Lazio, intervenuti sull’incendio, hanno posizionato campionatori vicino al distributore esploso per monitorare la presenza di inquinanti quali idrocarburi policiclici aromatici, PCB e diossine. I risultati, finora giunti all’autorità sanitaria, non danno spazio a interpretazioni ottimistiche. La nube tossica rimane visibile sui tetti di Roma Est, riconoscibile a chilometri di distanza.
La Protezione Civile, però, esprime un certo sollievo, in quanto ci si aspettava una situazione peggiore: “La quantità di diossina emessa è stata ridotta grazie all’intervento tempestivo dei vigili del fuoco”, ha dichiarato Giuseppe Napolitano, direttore della Protezione Civile di Roma. Oltre all’analisi dell’aria, è necessario valutare le conseguenze umane e materiali dell’incidente. Il bilancio è pesante con 45 feriti a causa dell’esplosione. Due pazienti sono attualmente ricoverati nel reparto Grandi ustionati dell’ospedale Sant’Eugenio, presentando condizioni gravi e necessitando di ventilazione meccanica assistita. Secondo quanto riferito dalla Asl Roma 2, “su uno dei due pazienti, che ha subito ustioni di terzo grado su oltre il 55% del corpo, è stata eseguita una prima terapia per la rimozione del tessuto necrotico mediante enzimi selettivi. Questo trattamento rappresenta solo il primo step di un lungo percorso terapeutico per i pazienti gravemente ustionati, e la prognosi rimane riservata”.
Negli ultimi aggiornamenti, la Asl Roma 2 ha comunicato l’ingresso in reparto di un terzo paziente, trasferito dall’ospedale San Giovanni. Questo individuo ha riportato ustioni di terzo grado su un arto, coinvolgendo circa il 10% del corpo.
In aggiunta, si registrano gravi danni strutturali nelle vicinanze del luogo dell’incidente, con diversi edifici del Prenestino danneggiati. Circa cinquanta persone sono state evacuate, con il distributore trasformato in un semplice scheletro annerito e il deposito del 118 devastato. Tuttavia, il prefetto di Roma, Lamberto Giannini, ha rassicurato che “quasi tutti potranno rientrare nelle loro abitazioni”. La Procura ha aperto un’indagine ipotizzando disastro colposo e lesioni aggravate. Le prime indagini seguono due possibili vie: un errore umano durante le operazioni di carico e scarico del GPL, forse causato da un contatto dell’autocisterna con una colonnina o un tubo, oppure un guasto tecnico, il cosiddetto “bleve da GPL”, capace di trasformare un impianto in una bomba a orologeria. L’impianto è gestito dalla Eco Gasauto srl, una società attiva da anni nel settore della distribuzione di carburanti, senza precedenti gravi, a parte un incidente minore avvenuto un mese fa.