La Moldavia è entrata ufficialmente nella campagna elettorale il 29 agosto 2025, in vista delle parlamentari del 28 settembre. La presidente Maia Sandu ha ricordato che Mosca ha tentato più volte di condizionare il voto nel Paese. Secondo Sandu, individui che lavorano apertamente per la Russia, e non per la Moldavia, cercano di ostacolare il corretto svolgimento delle elezioni. La leader ha inoltre avvertito che un ritorno delle forze filorusse al governo metterebbe fine alla prospettiva di adesione all’Unione Europea entro il 2030, sottolineando che in caso di vittoria di tali partiti la Moldavia potrebbe essere utilizzata da Mosca contro l’Ucraina.
Il blocco “Alternativa” e la strategia del Cremlino
Lo stesso giorno, il blocco elettorale “Alternativa” ha lanciato la propria campagna, promettendo “relazioni pragmatiche” con i vicini, con l’UE e con la Russia. Presentato come una forza centrista ed europeista moderata, il movimento è in realtà considerato un progetto del Cremlino, mascherato dietro la retorica della “multivettorialità”. I suoi leader — un ex comunista, un ex socialista e un ex procuratore — intendono riportare la Moldavia nell’orbita geopolitica di Mosca. Per conquistare l’elettorato, il blocco prende le distanze dalle formazioni apertamente filorusse, come il “Blocco patriottico elettorale”, riuscendo a presentarsi come alternativa di centro.
Interferenze, colpi di stato falliti e pressioni economiche
Negli ultimi tre anni i servizi segreti russi hanno cercato più volte di destabilizzare la Moldavia. Tentativi di golpe sono stati organizzati con il coinvolgimento di mercenari di compagnie militari private russe e di militanti reclutati in Bielorussia, Serbia, Montenegro e Bosnia. Questi piani sono stati sventati grazie alla cooperazione tra i servizi moldavi, ucraini ed europei. Parallelamente, Mosca ha finanziato con centinaia di milioni di euro manifestazioni antigovernative, sfruttando il malcontento per l’aumento dei prezzi e dei costi energetici. La strategia è parte integrante della guerra ibrida condotta contro Chișinău.
L’obiettivo: indebolire la maggioranza pro-europea
Molti leader e membri dell’“Alternativa” provenivano fino al 2022 da partiti filorussi. Solo di recente hanno iniziato a presentarsi come centristi, evitando messaggi apertamente pro-Mosca e parlando di cooperazione con tutti i Paesi vicini. Secondo gli analisti, il piano del Cremlino è sottrarre voti al Partito Azione e Solidarietà (PAS), attualmente al governo e promotore dell’integrazione europea. In uno scenario di coalizione post-elettorale, l’“Alternativa” potrebbe ottenere posizioni chiave in Parlamento e promuovere gli interessi russi dall’interno del sistema politico moldavo.
Le preoccupazioni della Romania e i legami di Ion Ceban
Un segnale rilevante delle preoccupazioni regionali arriva da Bucarest: il Ministero degli Esteri rumeno ha vietato l’ingresso nel Paese a Ion Ceban, uno dei leader dell’“Alternativa” e sindaco di Chișinău. La decisione è stata motivata con ragioni di sicurezza nazionale. Ceban, che ha costruito contatti con politici dell’estrema destra rumena, è noto anche per i suoi rapporti personali con il sindaco di Mosca, Sergej Sobyanin, stretto alleato di Vladimir Putin. Questo rafforza i sospetti che l’“Alternativa” sia un progetto orchestrato da Mosca, che si serve di una facciata europeista per guadagnare consensi interni.