Sakchai Lalit visita una scam city al confine tra Thailandia e Cambogia, dove migliaia di immigrati vivono in schiavitù

03.02.2026 16:15
Sakchai Lalit visita una scam city al confine tra Thailandia e Cambogia, dove migliaia di immigrati vivono in schiavitù

Scoperta di una “scam city” al confine tra Thailandia e Cambogia

Il fotografo Sakchai Lalit di Associated Press ha visitato una “scam city” al confine tra Thailandia e Cambogia, un’area in cui migliaia di immigrati vivono in condizioni di semi-schiavitù e sono sfruttati per truffe online. Tali città della truffa, generalmente inaccessibili, sono raramente visitabili da giornalisti stranieri, riporta Attuale.

Lalit ha potuto entrare in una struttura abbandonata a O’Smach grazie a una visita per i media organizzata dall’esercito thailandese. Situata in Cambogia, la città è attualmente occupata dalla Thailandia dopo gli scontri dello scorso dicembre.

La Cambogia e il Myanmar sono tra i Paesi asiatici più colpiti dalle scam cities, che impiegano almeno 100.000 persone, secondo l’ultimo rapporto delle Nazioni Unite. Anche se le immagini sono state scattate in un contesto controllato, offrono uno sguardo sulle pessime condizioni di lavoro all’interno di questi centri.

I centri occupano tipicamente enormi capannoni, ma quello visitato è collocato in un edificio di sei piani. Le stanze, danneggiate negli scontri di dicembre, rivelano gli espedienti utilizzati per le truffe, insieme al sistema oppressivo che costringe le persone a svolgerle.

Le immagini mostrano dormitori in cui vivono i lavoratori, con pochi che scelgono di restare volontariamente. La maggior parte, attratta da false offerte di lavoro, finisce privata del passaporto e rinchiusa. Molti ex lavoratori hanno riportato esperienze di violenze, torture e omicidi. Gli individui bloccati non possono andarsene finché non raggiungono obiettivi prestabiliti; chi fallisce viene picchiato e sottoposto a torture come scariche elettriche.

Le fotografie mostrano anche le postazioni di lavoro, attrezzate con cabine insonorizzate per truffe telefoniche, dove sono stati trovati copioni in diverse lingue. I soldati hanno inoltre rinvenuto uniformi di polizia di vari Paesi, utilizzate per impersonare agenti e minacciare le vittime, insieme a set falsi che imitano stazioni di polizia.

Le scam cities sono gestite principalmente dalla mafia cinese, con la complicità di chi controlla il territorio, e si stanno rapidamente diffondendo anche al di fuori dell’Asia. La Thailandia, a lungo ambivalente riguardo a queste strutture, ha iniziato ad affrontare attivamente il problema, disconnettendole dalle reti elettriche e internet, e conducendo operazioni per liberare i lavoratori intrappolati.

1 Comments

  1. È una cosa sconvolgente sapere che nel 2023 esistano ancora posti del genere. La scia della povertà spinge le persone a cercare lavoro a tutti i costi, e poi si ritrovano in queste trappole… Siamo davvero così lontani dalla dignità umana? Non può esserci giustizia in un mondo che permette tali orrori.

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