San Siro, firmato il rogito: stadio in proprietà a Inter e Milan, indagini per turbativa d’asta

05.11.2025 14:15
San Siro, firmato il rogito: stadio in proprietà a Inter e Milan, indagini per turbativa d'asta

Milano, 5 novembre 2025 – L’atteso giorno è arrivato, lo stadio di San Siro passa di proprietà: è stato firmato questa mattina il rogito che prevede la vendita della struttura e delle aree limitrofe da parte del Comune di Milano a Inter e Milan. La firma del rogito fa seguito alla delibera di vendita approvata dal Consiglio comunale lo scorso 29 settembre. Il prezzo di vendita di stadio e aree è di 197 milioni di euro., riporta Attuale.

Sulla compravendita dello stadio di San Siro, per il quale è stato firmato il rogito notarile, la Procura di Milano sta indagando per turbativa d’asta. Proprio questa mattina è stato sentito dai pm Paolo Filippini, Giovanna Cavalleri e Giovanni Polizzi il promoter Claudio Trotta, tra i fondatori del comitato Sì Meazza. In una lettera aperta al sindaco, Trotta aveva rivelato che insieme ad altri operatori dello spettacolo dal vivo avrebbe voluto fare una offerta per lo stadio ma che era stato impossibile partecipare al bando del Comune per le tempistiche troppo strette.

Anche AC Milan e FC Internazionale Milano hanno confermato in una nota di aver siglato oggi l’atto di vendita con il Comune di Milano per l’acquisto della Grande Funzione Urbana San Siro, comprensiva dello stadio Meazza e dell’area circostante. La realizzazione del nuovo stadio e dell’intervento di rigenerazione urbana per l’area di San Siro rappresentano un nuovo capitolo per la città di Milano e per entrambi i Club.

Questo importante traguardo riflette le ambizioni condivise da Milan e Inter e dalle rispettive proprietà, RedBird e fondi gestiti da Oaktree, per un successo sportivo a lungo termine e per un investimento che permetterà di creare valore a supporto della crescita sostenibile di entrambe le Società.

L’indagine per turbativa d’asta

Al centro del fascicolo d’indagine che la Procura di Milano ha aperto per turbativa d’asta sulla vendita di San Siro c’è il bando pubblicato lo scorso marzo sul sito del Comune di Milano. L’avviso pubblico riguarda la raccolta di manifestazioni di interesse relative al compendio immobiliare della Grande funzione urbana (Gfu) ‘San Siro’ comprensivo dello stadio Meazza. L’avviso aveva l’obiettivo di verificare l’esistenza di eventuali proposte migliorative rispetto a quella presentata dalle società dell’Inter e del Milan sulla rigenerazione dell’area, ma per la pubblica accusa potrebbe essere stato costruito ‘ad hoc’ a favore dei club sportivi.

La testimonianza del promoter Trotta 

Proprio questa mattina, gli inquirenti – l’indagine è affidata ai pm Paolo Filippini, Giovanna Cavalleri e Giovanni Polizzi – hanno sentito il promoter Claudio Trotta, che in una lettera aperta al sindaco di Milano Giuseppe Sala, aveva lamentato l’impossibilità come imprenditore di partecipare al bando. Trotta, assieme all’ex assessore e negli anni ’80 vicesindaco di Milano Luigi Corbani, è uno dei fondatori de ‘Il Comitato Sì Meazza’ nato per salvaguardare ed eventualmente ammodernare la struttura e recuperare a verde l’area circostante.

In sostanza, Trotta avrebbe messo a verbale di non aver potuto partecipare di fatto a quell’avviso di interesse pubblico tra fine marzo e aprile, che “non era nemmeno un bando”, perché ciò che si voleva portare avanti era un’operazione di speculazione immobiliare, attraverso la vendita ai club, già confezionata.

Trotta avrebbe raccontato che più volte lui, dal 2019 in avanti e in più fasi, si era, invece, interfacciato con Sala e i dirigenti di Palazzo Marino per una soluzione diversa dalla demolizione dello stadio e dalla cessione dell’area che interessava a Milan e Inter, ossia proponendo un progetto di “ristrutturazione e futura gestione dello stadio” che poteva rimanere in piedi “con o senza le squadre”.

Il progetto aveva tre punti principali: “abbandonare il terzo anello e fare una struttura portante e di quelle apribili” per usare lo Stadio “365 giorni all’anno” in modo da migliorare “l’acustica sia per chi è dentro che per chi abita fuori”. Installare “un prato retrattile” per consentire un giorno una partita di rugby, un altro giorno un concerto e così via. Il terzo punto è “il miglioramento dei servizi per pubblico. Nessuna necessità di aumentare gli spazi corporate” ossia quelli per i club.

L’imprenditore nel campo musicale aveva portato il general manager della Asm Global, dal sindaco Giuseppe Sala e dal dg di Palazzo Marino Christian Malangone. Gli avevamo “detto ‘vogliamo un bando pubblico e noi parteciperemo per la ristrutturazione e la gestione futura con o senza le due squadre’ e ciò significava che lo stadio poteva stare in piedi comunque con o senza il calcio”.

1 Comments

  1. Che situazione assurda! Sembra che tutto sia stato deciso in fretta e furia, senza dare possibilità a chi aveva alternative valide. E poi, indagini per turbativa d’asta? Ci si può fidare di questo affare? La politica e il calcio sono un mix che fa sempre discutere… Mah!

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere