Pedro Sánchez critica aspramente l’operazione militare di Stati Uniti e Israele contro l’Iran
Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez è stato l’unico fra i principali leader dell’Unione Europea a criticare con durezza la decisione degli Stati Uniti e di Israele di iniziare una guerra contro l’Iran. Lo fa da giorni, con dichiarazioni, conferenze stampa e tweet, in un modo che si sta facendo notare rispetto all’approccio molto più accomodante verso Trump tenuto da altri capi di stato e di governo, Italia compresa, riporta Attuale.
Sánchez ha definito la guerra avviata da Stati Uniti e Israele un’azione «unilaterale» che contribuisce a creare «un ordine internazionale più ostile e incerto». Non si è limitato a criticarla a parole: a inizio settimana ha anche negato all’esercito statunitense l’uso delle basi militari sul suo territorio per attaccare l’Iran. In risposta, il presidente statunitense Donald Trump ha minacciato pesanti ritorsioni economiche contro la Spagna, definendo il governo di Sánchez «terribile» e «ostile».
Mercoledì, Sánchez ha risposto a Trump, invitandolo a «non dare per scontato che il mondo possa risolvere i propri problemi solo sulla base di guerre con le bombe» e a «non ripetere gli errori del passato». Ha detto anche che la posizione del governo spagnolo si può riassumere nella frase «No alla guerra», e ha chiesto a Stati Uniti, Israele e Iran di cessare le ostilità prima che sia troppo tardi: «È così che iniziano i grandi disastri dell’umanità».
Questa non è la prima volta che Sánchez si mostra critico nei confronti di Trump. Dopo la cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro durante l’attacco statunitense al Venezuela di inizio gennaio, Sánchez era stato l’unico importante leader europeo ad avere una reazione davvero critica verso gli Stati Uniti. Aveva scritto che la Spagna non riconosceva il regime di Maduro, ma che al contempo non avrebbe riconosciuto nemmeno la legittimità di «un intervento che vìola la legge internazionale e spinge la regione verso un orizzonte di incertezza e bellicismo».
Un altro elemento di grossa divisione tra i due è stata la posizione degli Stati Uniti nell’invasione israeliana della Striscia di Gaza. Durante il conflitto, Trump ha dato un appoggio larghissimo al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, nonostante i massacri compiuti dall’esercito israeliano contro i palestinesi.
Sánchez è stato anche il leader europeo più critico nei confronti di Israele, fin dall’inizio dell’invasione di terra della Striscia di Gaza dopo il 7 ottobre 2023. Ha tentato di isolare diplomaticamente Israele e di convincere l’Unione Europea a espandere le sanzioni contro gli israeliani responsabili dei crimini commessi a Gaza, ottenendo successo solo in minima parte. Inoltre, ha vietato con una legge passata dal parlamento la vendita di armi a Israele, definendo quest’ultimo uno «stato genocida», usando un termine fino a quel momento non utilizzato da altri leader occidentali.
La posizione unica di Sánchez, almeno in Europa occidentale, si è vista anche nei negoziati interni alla NATO per costringere i paesi membri ad aumentare la propria spesa militare fino al 5 per cento del PIL. La richiesta dell’aumento era stata fatta da Trump, che aveva adottato una retorica sempre più aggressiva nei confronti della dipendenza europea dagli Stati Uniti per la propria difesa.
Dopo diverse discussioni, i leader europei si sono piegati alla richiesta di Trump, sperando che ciò convincesse il presidente statunitense a raggiungere un accordo economico con l’Unione che abbassasse i dazi imposti unilateralmente ad aprile. Tuttavia, Sánchez si è opposto alla proposta, considerandola «irragionevole» e «controproducente» e incompatibile con le finanze spagnole.
Trump si è arrabbiato, ma poiché serviva l’unanimità per approvare l’accordo, la Spagna è stata esentata dall’obbligo di aumentare la spesa militare, rimanendo l’unico paese europeo a non adottare tale obbligo.
È possibile che Sánchez adotti posizioni così dure contro Trump non solo per ragioni politiche, ma anche per opportunità. Negli ultimi mesi, il primo ministro è stato colpito da vari scandali che hanno coinvolto suoi familiari e collaboratori stretti, e il Partito Socialista ha subito diverse sconfitte elettorali, come quella alle recenti elezioni regionali in Aragona, dove il principale partito di centrodestra, il Partito Popolare, ha ottenuto dieci punti percentuali in più.
Secondo Politico, questi scandali avrebbero ridotto il margine di manovra di Sánchez nelle questioni interne spagnole, limitando la sua capacità di attuare riforme. Pertanto, Sánchez potrebbe cercare maggiore spazio di manovra in politica estera, utilizzando le sue posizioni anti-Trump per ottenere consensi in Spagna, dove il presidente americano è poco popolare.
Sánchez, inoltre, è uno dei pochi leader di sinistra rimasti nell’Unione Europea e mostrarsi come principale antagonista di Trump potrebbe permettergli di guadagnare apprezzamenti anche al di fuori dei confini nazionali.