Sciopero di 24 ore all’ex ILVA di Genova contro la cassa integrazione e la vendita dell’azienda
Martedì sera, a seguito di un incontro tra governo, rappresentanti dell’azienda e sindacati, Fim, Fiom e Uilm hanno indetto 24 ore di sciopero a partire dalla mattina di oggi, mercoledì 19 novembre. I lavoratori hanno occupato lo stabilimento di Genova e avviato un corteo verso la stazione del quartiere di Cornigliano, rimanendo in presidio contro la cassa integrazione prevista dal governo e il piano per la vendita dell’azienda, riporta Attuale.
L’ex ILVA, già la più grande acciaieria d’Europa, ora conosciuta come Acciaierie d’Italia, è gestita in amministrazione straordinaria. Il governo sta cercando di vendere l’impianto, affrontando sfide significative come la necessità di ridurre l’impatto ambientale ed evitare licenziamenti di massa. Attualmente, sono diverse le offerte per l’acquisto dell’ex ILVA, con il fondo Bedrock che emerge come la proposta migliore, sebbene preveda consistenti licenziamenti.
I sindacati contestano il piano di vendita, che prevede un ampio utilizzo della cassa integrazione nell’attuale fase di “decarbonizzazione”. Questa fase implica un’interruzione e una riorganizzazione della produzione per passare a metodi di produzione dell’acciaio meno inquinanti. Secondo i sindacati, il piano attuale per la cassa integrazione sembra essere solo un preludio alla possibile chiusura di tutti i siti legati all’ex ILVA.
Dei circa 8000 dipendenti, attualmente 4500 sono in cassa integrazione. Il governo prevede di aumentare questo numero a 5700 e poi a 6000 da gennaio a febbraio. Dopo l’incontro di martedì, il governo ha comunicato che non ci sarà un ulteriore prolungamento della cassa integrazione ma non ha fornito chiarimenti su cosa accadrà a partire da marzo. I sindacati hanno richiesto la sospensione della procedura.