Quando Donald Trump ha iniziato a lanciare una serie di ordini esecutivi controversi all’inizio del suo mandato, le reazioni dei progressisti e di alcuni moderati erano segnate da indignazione e confusione. Chi minimizzava i comportamenti autoritari del presidente repubblicano suggeriva di attendere l’intervento del sistema giudiziario per frenare le sue ambizioni. Tuttavia, esperti legali indicarono che Trump sta testando i limiti delle sue prerogative e la capacità dei tribunali di opporsi a lui. Molti dei suoi ordini sembravano essere delle provocazioni destinate a creare opportunità legali che potessero raggiungere la Corte Suprema. Se ottiene sentenze favorevoli, avrà le porte aperte per espandere la sua influenza.
Il recente pronunciamento della Corte Suprema ha ulteriormente confermato questa tendenza. Le decisioni prese dai giudici prima della pausa estiva mostrano chiaramente la direzione politica dell’organo, evidenziando un divario ideologico fra i giudici conservatori e progressisti. Quattro delle cinque sentenze recenti hanno visto una prevalenza dei giudici schierati con Trump. Una sentenza significativa riguarda il diritto dei genitori di ritirare i figli dalle lezioni su temi Lgbtq+ se queste si oppongono alle loro credenze religiose, così come la possibilità di rimettere in discussione il ius soli, il principio per cui chi nasce negli Stati Uniti acquista automaticamente la cittadinanza.
Trump intende sfruttare questa sentenza per limitare le decisioni dei giudici delle corti federali, riducendo il loro ambito d’azione a casi specifici, anche quando si tratta di diritti fondamentali. Le sue intenzioni comprendono il taglio dei fondi federali alle “città rifugio”, ovvero quelle metropoli che offrono protezione agli immigrati senza documenti, e adottare misure di penalizzazione nei confronti di politiche di accoglienza per rifugiati.
Questo blocco di sentenze segna un’ulteriore espansione dei poteri presidenziali. Già un anno fa, la Corte Suprema ha stabilito che Trump non può essere ritenuto penalmente responsabile per atti compiuti durante il suo mandato. Con un Congresso che non ha mai concretizzato un’opposizione reale alle sue decisioni, il settore giudiziario rappresenta l’unica istituzione capace di contrastare le sue azioni. Tuttavia, la militarizzazione del Ministero della Giustizia e la composizione della Corte, influenzate dal presidente, hanno reso questo compito particolarmente arduo. Così, la vittoria del presidente si configura come un trionfo personale, ma desta preoccupazioni per lo stato della democrazia negli Stati Uniti.