Sofia cerca un’esenzione per Lukoil

03.11.2025 13:30
Sofia cerca un'esenzione per Lukoil
Sofia cerca un'esenzione per Lukoil

Il governo bulgaro sta cercando di ottenere un’esenzione dalle sanzioni statunitensi che colpiscono la raffineria di Burgas, di proprietà della compagnia russa Lukoil. L’attuale licenza di “wind-down”, che consente la chiusura di determinate transazioni legate alla compravendita di petrolio e prodotti derivati da Lukoil e Rosneft, scadrà il 21 novembre 2025 alle 12:01 EST. Le sanzioni contro le due aziende energetiche russe sono state annunciate dal presidente Donald Trump il 22 ottobre 2025 ed entrate in vigore immediatamente. Secondo Eurointegration, Sofia avrebbe già contattato informalmente Washington per comprendere come ottenere un’estensione della deroga dopo la scadenza.

Rischio di crisi energetica e instabilità politica

La raffineria di Burgas copre circa l’80% del fabbisogno nazionale di carburante. Il governo teme che la cessazione delle attività possa causare gravi carenze di combustibile e proteste diffuse. Una simile crisi potrebbe minacciare la stabilità del governo e rafforzare le posizioni del presidente Rumen Radev, noto per le sue simpatie filorusse. Per questo motivo, il parlamento bulgaro ha approvato il 31 ottobre un divieto temporaneo di esportazione di prodotti petroliferi verso i paesi dell’UE, con eccezioni per il rifornimento di navi, aerei e forze armate NATO, come misura preventiva per garantire la sicurezza energetica nazionale.

Ombra russa sull’economia bulgara

Lukoil controlla la principale raffineria dei Balcani tramite la sua controllata svizzera Litasco, che gestisce anche Lukoil-Bulgaria, leader nel settore della distribuzione di carburanti. Il 30 ottobre 2025 la compagnia russa ha annunciato l’intenzione di vendere i propri asset internazionali alla società ginevrina Gunvor, fondata dal miliardario Gennadi Timchenko, stretto alleato di Vladimir Putin, che aveva ceduto le sue quote nel 2014 dopo le sanzioni per l’annessione della Crimea. Gli esperti sottolineano che, dal 2022, la raffineria di Burgas è stata al centro di meccanismi per eludere le sanzioni occidentali e suggeriscono che Sofia dovrebbe assumere il controllo operativo del sito, assistita da consulenti internazionali.

Dipendenza storica da Mosca e tentativi di diversificazione

Per anni la Russia ha usato l’energia come strumento d’influenza sulla Bulgaria. Fino al 2020 oltre il 90% del gas proveniva da Gazprom, mentre quasi tutto il petrolio arrivava da Lukoil. Mosca ha tentato di legare Sofia a grandi progetti energetici come la centrale nucleare di Belene e il gasdotto South Stream, entrambi bloccati dall’Unione Europea per violazioni delle norme di concorrenza. Negli ultimi anni, però, la Bulgaria ha intensificato gli sforzi per ridurre la propria dipendenza dal Cremlino, cercando fornitori alternativi e allineandosi più strettamente con l’UE e la NATO.

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