Soldati libici: addestramento nelle basi italiane

30.07.2025 09:36
Soldati libici: addestramento nelle basi italiane

Come ha rivelato Attuale, l’Italia sta addestrando da tempo nei suoi impianti militari in Sardegna e Toscana le truppe libiche sotto il comando di Khalifa Haftar, generale che detiene il controllo de facto del governo orientale della Libia. Questa notizia ha un’importanza notevole in quanto l’Italia, ufficialmente, riconosce come legittimo solo il governo di Tripoli, che gestisce la parte occidentale del paese e ha avuto conflitti con il governo orientale. Parallelamente, l’esercito italiano sta assistendo le forze militari di Tripoli attraverso un programma di formazione che non presenta le stesse complessità di quello destinato alle truppe di Haftar.

Un aspetto nuovo e significativo è che i soldati addestrati in Italia non sembrerebbero appartenere alla brigata Tariq ben Ziyad, considerata un’elite tra le forze di Haftar. Questa informazione, sebbene rilevante, è ancora da verificare con certezza, poiché la brigata è sotto il comando diretto di Saddam Haftar, figlio del generale e capo di stato maggiore delle forze di Bengasi, legate al governo orientale.

Questa situazione potrebbe suggerire che il governo italiano stia cercando di non alienare completamente Haftar, data l’importanza politica ed economica nel mantenere buoni rapporti con chi detiene il potere nell’est della Libia. Allo stesso tempo, l’Italia desidera evitare problematiche con i suoi alleati e il governo di Tripoli, che potrebbero sorgere se dovesse addestrare direttamente la brigata del figlio del generale.

La brigata Tariq ben Ziyad è coinvolta in gravi violazioni dei diritti umani contro gli oppositori di Haftar, come arresti arbitrari, scomparse e torture. Un rapporto di Amnesty International pubblicato nel dicembre del 2022 ha descritto gli atti compiuti dalla brigata come un “catalogo di orrori”.

I militari di Haftar che ricevono addestramento nelle basi italiane appartengono a due unità, la al Saiqa, che in arabo significa “fulmine”, e la 155esima brigata. Prima di procedere, è opportuno fare alcune precisazioni sui nomi utilizzati.

Le forze militari di Haftar si proclamano Esercito nazionale libico, per suggerire che Bengasi sia l’unico potere legittimo nel paese, con l’intenzione di assorbire, eventualmente, anche le forze di Tripoli mediante la loro sottomissione. Tuttavia, attualmente non esiste un vero Esercito nazionale libico, dato che la Libia rimane divisa.

Inoltre, spesso le milizie libiche adottano designazioni formali, complete di numeri, per dare l’impressione di una struttura militare ben organizzata, ma in realtà si tratta solo di nomi. Le due fazioni, sia a Tripoli che a Bengasi, sono amalgami di milizie e gruppi armati.

La al Saiqa è una forza speciale e godeva di una certa considerazione durante il regime di Muammar Gheddafi, il dittatore libico ucciso nel 2011 mentre tentava di fuggire dai ribelli che lo avevano deposto. Dopo la rivolta contro Gheddafi, la al Saiqa si è schierata al fianco di Haftar, partecipando alla lunga battaglia per liberare Bengasi dalle fazioni islamiste e jihadiste, compreso lo Stato islamico, tra il 2014 e il 2017.

È interessante notare che durante il conflitto per Bengasi, erano presenti anche forze speciali di vari paesi occidentali, tra cui soldati francesi, britannici, americani e italiani, che operavano come consiglieri militari nell’aeroporto di Benina, nella Cirenaica. Questo è un elemento ricorrente, poiché le nazioni straniere spesso offrono assistenza ai governi libici, aspirando a diventare interlocutori privilegiati.

Recentemente, è emerso un video di soldati della al Saiqa che marciano nella Caserma Pisano di Capo Teulada, insieme a un altro filmato in cui si esercitano in un contesto urbano sotto la guida di un istruttore dell’esercito italiano.

Tra i membri della al Saiqa vi sono molti salafiti, credenti musulmani che seguono una interpretazione rigorosa dell’islam. Essi appartengono a una corrente del salafismo che sostiene l’obbedienza alle autorità, credendo che siano state elevate al loro rango da Allah. Contrariamente, i salafiti jihadisti rivoluzionari predicano la ribellione armata contro le autorità, ritenute complici dei nemici della religione.

In passato, i soldati della al Saiqa sono stati accusati di crimini di guerra dalla Corte internazionale di giustizia nel 2017, a causa di alcuni video che mostrano un loro comandante, Mahmoud al Werfalli, che uccideva prigionieri con un colpo di fucile alla testa. Al Werfalli è stato assassinato nel 2021.

La 155esima brigata, d’altra parte, è un’unità convenzionale composta da soldati provenienti dalle aree libiche al confine con Egitto, Ciad e Sudan. Questa brigata ha il compito di monitorare un vasto territorio, attraversato anche da rotte di migrazione e dove si annidano gruppi terroristici. Grazie ai forti legami locali e familiari dei suoi membri, Haftar riesce a gestire queste aree con un numero relativamente ridotto di uomini.

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