Sospettato croato arrestato per l’omicidio del capotreno Alessandro Ambrosio a Bologna

09.01.2026 06:45
Sospettato croato arrestato per l'omicidio del capotreno Alessandro Ambrosio a Bologna

Omicidio del capotreno: nuovi sviluppi e indagini in corso

La polizia ha eseguito un nuovo sopralluogo sulla scena del crimine a Bologna, rivelando potenzialmente l’arma del delitto mentre la neve si scioglie, e gli inquirenti stanno analizzando il materiale raccolto. I dettagli sull’omicidio di Alessandro Ambrosio, capotreno di 34 anni, ucciso il 5 gennaio scorso, stanno emergendo. Il sospettato principale, Marin Jelenic, un croato di 36 anni, è stato catturato dopo 24 ore dall’omicidio a Desenzano del Garda (Brescia) ed era già destinatario di un ordine di allontanamento emesso dal prefetto di Milano, riporta Attuale.

Jelenic avrebbe dovuto lasciare l’Italia il 3 gennaio, ma ciò non è avvenuto, e Alessandro ha pagato il prezzo della sua presenza. I filmati della videosorveglianza mostrano Jelenic, con il cappuccio in testa, mentre segue Ambrosio verso l’area parcheggio riservata al personale. Nelle ultime ore sono emerse segnalazioni che indicano che Ambrosio aveva informato le autorità riguardo a diverse aggressioni, sia verbali che fisiche, subite durante il servizio. Gli inquirenti stanno esaminando queste segnalazioni per determinare se Jelenic fosse legato a uno di questi incidenti.

La vita di Jelenic in Italia è caratterizzata da instabilità; privo di legami familiari e spesso rifugiandosi in mense e dormitori Caritas, si scopre che era un assiduo frequentatore di altre città come Pavia e Lodi. È possibile che utilizzasse i treni per rimanere al caldo. Le indagini si estendono anche al suo passato all’estero, tramite l’Interpol. In Italia, Jelenic ha un lungo elenco di denunce, con un’unica condanna nel 2025 per lesioni e resistenza a pubblico ufficiale a Vercelli. Recentemente, gli sono state imputate anche tre denunce per possesso di armi da taglio e un tentato furto presso il Despar della stazione, che sono culminati nel decreto di allontanamento il 23 dicembre, probabilmente ignorato.

Le parole di Luigi, padre della vittima, risuonano forti: “Se le leggi e la giustizia avessero fatto il loro corso, quella persona lì non ci sarebbe stata. Ora è difficile andare avanti. Sarebbe stato meglio se ci fossi stato io al suo posto”.

Ieri si è svolta l’autopsia, confermando che la morte di Ambrosio è avvenuta per una sola coltellata inferta con grande forza, colpendo alle spalle. Non sono stati riscontrati segni evidenti di lesioni. Oggi a Brescia si tiene l’udienza di convalida del fermo, con la speranza, anche dei genitori di Ambrosio, che questo proceda possa svelare il movente dell’omicidio.

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