Sottomarini e tsunami radioattivi: la partita atomica si sposta negli oceani

02.08.2025 08:35
Sottomarini e tsunami radioattivi: la partita atomica si sposta negli oceani

Nel settembre del 1983, Stanislav Petrov, un tenente colonnello dell’Aeronautica sovietica, riuscì a sventare un potenziale disastro nucleare. In una situazione critica, quando il sistema di allerta dell’Unione Sovietica segnalò un attacco missilistico da parte degli Stati Uniti, Petrov si trovò a dover prendere una decisione cruciale in pochi minuti. Invece di attivare il protocollo di risposta militare, che sarebbe potuto portare a una rappresaglia devastante, scelse di attendere. Fortunatamente, il segnale si rivelò un errore tecnico. Petrov dichiarò: «Mi sono categoricamente rifiutato di essere colpevole di aver fatto iniziare la Terza Guerra mondiale», riporta Attuale.

Nuovi rischi

Secondo il rapporto annuale del Sipri, l’Istituto internazionale per la ricerca sulla pace, i rischi di un conflitto nucleare in una situazione simile oggi sono significativamente aumentati. La modernizzazione dei arsenali nucleari è in corso da anni e il controllo degli armamenti ha perso di efficacia. Inoltre, le nuove tecnologie spaziali e l’Intelligenza Artificiale stanno diminuendo l’importanza del fattore umano, riducendo i tempi di reazione a eventi critici. Dan Smith, direttore del Sipri, solleva una preoccupazione: «Nel mondo dell’AI, chi svolgerà il ruolo del colonnello Petrov?».

Attualmente, nel mondo ci sono circa 12.241 testate nucleari, quasi 10.000 delle quali sono stoccate in bunker e non sono operative in modo immediato. Delle testate, 5.177 appartengono agli Stati Uniti e 5.459 alla Russia.

Di queste, 3.912 sono pronte per essere utilizzate, distribuite su missili e aerei. Circa 2.100 di queste sono in stato di allerta permanente. Gli Stati Uniti e la Russia sono i principali detentori di teste nucleari operative, con oltre 1.700 unità ciascuno, mentre la Cina segue con 576 testate, aumentando rapidamente il proprio arsenale. Anche Francia e Regno Unito hanno arsenali nucleari con rispettivamente 280 e 120 testate.

Il panorama dell’armamento nucleare è reso ancora più complesso da innovazioni tecnologiche. Nel romanzo “Caccia a Ottobre Rosso” di Tom Clancy, Alec Baldwin, nella parte dell’analista della CIA Jack Ryan, avverte della pericolosità di un sottomarino sovietico che potrebbe trasportare centinaia di testate nucleari vicino ai porti americani. Oggi, quel tipo di minaccia è una realtà.

Arma letale

La competizione tra Mosca e Washington si è spostata anche sotto le onde degli oceani, dove entrambi i paesi stanno sviluppando armamenti avanzati e difficili da rilevare. Nel 2022, la Marina russa ha varato il sommergibile Belgorod, uno dei più grandi mai costruiti, dotato di tecnologie avanzate per rimanere sotto il radar. Non trasporta missili intercontinentali tradizionali, ma sei siluri nucleari chiamati Poseidon.

Ogni siluro, lungo 24 metri e capace di viaggiare fino a 140 chilometri all’ora, può essere armato con una testata atomica di 2 megatoni, più potente della bomba di Hiroshima. Il Poseidon può infiltrarsi vicino alle coste nemiche e provocare un’onda anomala radioattiva devastante per città intere. Secondo esperti di guerra sottomarina come H. I. Sutton, potrebbe impiegare 36 ore per raggiungere New York, senza essere rilevato dai sistemi di difesa, aumentando in modo esponenziale la minaccia militare.

Gli Stati Uniti, però, non rimangono inattivi. Il Pentagono ha investito ingenti fondi in nuovi progetti, come lo Xluuv, un dispositivo progettato per lanciare missili e condurre operazioni di intelligence. Questo dispositivo serve anche per contrastare minacce come il Poseidon russo, integrando le capacità degli attuali sottomarini nucleari americani di nuova generazione, come la classe Columbia, che sono progettati per diventare basi di comando avanzato, sfruttando le tecnologie più sofisticate della US Navy.

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