La fuga di un condannato: le reazioni della famiglia Vitali
Pesaro, 7 luglio 2025 – “Mi sono sentito preso in giro”. Questa è l’espressione di dolore e indignazione di Francesco Vitali, fratello di Benedetta, una delle vittime della tragica notte dell’8 dicembre 2018 alla Lanterna Azzurra di Corinaldo. In seguito alla notizia della fuga di Andrea Cavallari, Francesco ha condiviso le sue sensazioni sull’accaduto, riporta Attuale.
Francesco, come ha reagito alla fuga di Andrea Cavallari?
“Sgomento. La giustizia dovrebbe essere un termine di conforto per noi, ma è diventata un vero campo di battaglia. Tutta la mia famiglia condivide lo stesso dolore”.
Lei definisce la situazione come una “presa in giro”. Perché?
“Perché non si tratta solo di una fuga. È una vera beffa. Cavallari è uno dei sei condannati per la strage e tutte le sentenze hanno chiarito la sua pericolosità sociale. Eppure, ha ottenuto un permesso senza scorta e attualmente risulta irreperibile. Chiaramente qualcosa nel sistema giuridico non ha funzionato. Ho fiducia nella giustizia, ma se questo è successo, vuol dire che è stato commesso un errore!”
Ci si aspettava che un detenuto per crimini simili potesse ottenere tali vantaggi?
“Assolutamente no. Questi individui erano definiti criminali seriali. La possibilità che ricevesse un permesso senza adeguata vigilanza è oltremodo sconcertante”.
Che reazione ha avuto la sua famiglia di fronte a questo evento?
“Ne abbiamo discusso a lungo. Mio padre, mio fratello, tutti abbiamo sentito la stessa amarezza. Dopo sette anni, mi risulta difficile guardare il lato positivo. La prospettiva di dover affrontare il resto della mia vita con questo fardello è spaventosa”.
Lei stesso ha conseguito una laurea. Come si è sentito durante la celebrazione?
“Sì, ho completato gli studi due volte. Ma ho festeggiato con un certo amaro in bocca, dopo aver perso mia sorella e, poco tempo dopo, mia madre. In quel giorno ho sentito il peso immenso del dolore. Al contrario, Cavallari ha potuto celebrare il suo momento come se fosse una giornata di festa, forse persino programmando la sua fuga”.
C’è attualmente un processo in corso contro coloro che avrebbero dovuto impedire l’apertura del locale. Qual è l’importanza di tale ricerca per voi?
“È fondamentale. La Lanterna Azzurra non avrebbe dovuto essere aperta. Era un granaio trasformato in discoteca grazie a un documento falso. Se fosse stata chiusa, oggi Benedetta sarebbe viva. Stiamo lottando per portare alla luce le responsabilità di chi ha concesso tali autorizzazioni”.
Come si impegna per sensibilizzare i giovani su queste tematiche?
“Collaboro con la Fondazione Lhs e propongo nelle scuole un docufilm intitolato “La linea sottile”. Cerco di spiegare cosa significhi divertirsi in modo sicuro”.
Cosa direbbe prosperatamente a Cavallari, se avesse l’opportunità?
“Non risponderei. Non voglio che le mie parole vengano strumentalizzate. Non sto cercando vendetta, ma giustizia”.
Anche l’avvocata Irene Ciani, che supporta la famiglia, si interroga su come sia stato possibile che un soggetto, definito da tre gradi di giudizio come “criminale seriale”, possa aver ottenuto un permesso senza sorveglianza.
“Ci chiediamo come sia potuta mancare una vigilanza rafforzata che consideriamo essenziale. Questo aspetto necessita di approfondimenti. È fondamentale stabilire se tale evento fosse prevedibile. La magistratura, senza dubbio, ha fatto le proprie valutazioni prima di concedere il permesso per attenuare la vigilanza da parte delle forze di polizia penitenziaria.”
Cavallari si è trovato in libertà, seguendo le disposizioni normative attuali.
“Regole che andrebbero rivalutate, non pro reo, ma pro vittima”, sottolinea l’avvocata. Parallelamente, rimane aperta la principale battaglia legale contro “i colletti bianchi”, come afferma Francesco, che secondo le famiglie delle vittime avrebbero dovuto evitare l’apertura di quel locale.