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Spesa e difesa: Nato appesa al numero 5
Oggi iniziamo con un numero: 5. Questo numero non solo rappresenta le lettere di «Trump», ma anche la percentuale del PIL che i Paesi membri della Nato si impegnano a destinare alle spese della difesa e l’articolo del Trattato Atlantico che il presidente americano ha messo in discussione per oltre dieci anni. In un clima di polemiche e messaggi sottili, il summit olandese dell’Alleanza entra nella sua fase cruciale. Si attende con interesse il confronto tra Trump e Zelensky, i nuovi accordi economico-militari e il comunicato finale dei 32 membri, riporta Attuale.
Torniamo ora in Medio Oriente per esplorare i retroscena della tregua tra Israele e Iran. Sono state 24 ore «folli» per Donald Trump, che ha inizialmente esultato, poi lanciato insulti, e infine si è rallegrato nuovamente. Durante una conferenza stampa con Mark Rutte, il presidente USA ha paragonato i raid su Fordow agli attacchi atomici di Hiroshima e Nagasaki, affermando che l’Iran ha «chiuso la guerra». Tuttavia, emergono dubbi riguardo l’effettivo danno causato ai siti nucleari di Teheran.
Passando alle vittime di Gaza, la tregua sembra restare un miraggio. Come ha ripetuto il giovane Zohran Mamdani, vincitore a sorpresa delle primarie democratiche per le comunali di New York, è stata una notte di successi personali. Allo stesso tempo, in Francia è iniziata la corsa verso l’Eliseo. Prima di concludere, volgiamoci verso il Giappone e il Messico.
1. Trump al summit tra veti e messaggi
Donald Trump è giunto ieri sera all’Aia per il vertice della Nato, ma le sue dichiarazioni rilasciate ai giornalisti a bordo dell’Air Force One lo hanno preceduto. Il presidente americano si prepara a incassare l’impegno degli altri 31 partner dell’Alleanza ad aumentare la spesa militare dal 2 al 5% del Prodotto interno lordo. Questo cambiamento è spinto dalla Casa Bianca, ma anche dalla percezione diffusa che il presidente russo Vladimir Putin rappresenti una minaccia tangibile per diverse nazioni europee.
Mark Rutte, segretario generale della Nato, ha incapsulato l’intero ordine del giorno del summit attorno a questa questione, cercando di evitare malintesi con Trump. Tuttavia, il pomeriggio ha visto Trump postare su Truth Social l’invito di congratulazioni ricevuto da Rutte, scatenando un certo imbarazzo in un momento in cui i «sherpa» della Nato si sforzavano di convincere la Spagna e altri a firmare l’impegno sul 5%.
Quando è stato interrogato sulla sua obbedienza all’articolo 5 del Trattato Nato, riguardo alla difesa di un partner aggredito, Trump ha dato una risposta ambigua: «Esistono diverse interpretazioni dell’Articolo 5», ha detto, aggiungendo il suo impegno nell’essere amico di chiunque. Le sue affermazioni hanno continuato a suscitare scetticismo e preoccupazione tra gli alleati.
2. Difesa reciproca, la storia decennale di una polemica
La controversia sull’articolo 5 dell’Alleanza Atlantica è in corso da dieci anni. Fin da quando ha intrapreso la sua prima campagna presidenziale nel giugno 2015, Trump ha sollevato dubbi sul vincolo cruciale della Nato, che stabilisce che un attacco contro un Paese è considerato un attacco contro tutti. Periodicamente, ha messo in discussione l’obbligo di difendere ogni centimetro del territorio Nato.
Recentemente, Trump ha rinviato ulteriormente questo approccio ambiguo, rispondendo ai giornalisti a bordo dell’Air Force One: «Come sapete, ci sono molte interpretazioni dell’articolo 5». Mark Rutte, nel tentativo di rassicurarlo, ha insistito che l’impegno degli Stati Uniti verso l’articolo 5 sarebbe rimasto indiscutibile.
Ma quali sono queste «interpretazioni» dell’articolo 5? Il testo stesso lascia margini di discrezionalità. La prima parte dell’articolo stabilisce chiaramente che un attacco armato contro un Paese deve essere valutato come un attacco contro tutti. Alcuni analisti affermano che l’espressione «shall be considered» implica incertezza, ma in realtà il senso è chiaro: «shall» significa «deve», e viene usato nella Costituzione americana per indicare obblighi specifici, riconosciuto da giuristi di tutto il mondo.
3. Il caso Spagna: chi imita, chi critica
La decisione della Spagna di mettere in discussione il nuovo obiettivo di spesa per la difesa imposto dagli Stati Uniti ha sollevato preoccupazioni tra i membri dell’Alleanza, temendo un possibile conflitto aperto con Trump. La premier danese si è espressa contro questa scelta, guardando con sospetto a un’«esclusione volontaria» da parte di un Paese dai target della Nato, definendola ingiusta.
Il premier spagnolo ha bloccato la dichiarazione finale che l’Alleanza avrebbe dovuto adottare in occasione del vertice, sottolineando che un obiettivo di spesa pari al 5% è «irrazionale». Fortunatamente, grazie all’intervento di Rutte, si è riusciti a trovare un accordo ambiguo che ha permesso di superare la situazione di stallo.
Al giorno successivo, il premier slovacco ha seguito l’esempio della Spagna, affermando che il suo Paese non avrebbe raggiunto il 5% ma cercherebbe di rispettare gli obiettivi di capacità. Questo ha aumentato ulteriormente le tensioni tra le nazioni dell’Alleanza.
Un forte fastidio tra le delegazioni nazionali ha colto l’aria, in quanto la capacità di difesa dell’Europa era a rischio. Diversi Paesi puntano ora alla revisione al 2029, alcuni la vedono come un’opportunità per rinegoziare e discutere criticamente delle spese.
4. Zelensky avverte l’Ue: «Mosca vi colpirà»
In attesa del confronto con Trump, il presidente ucraino ha avvertito che laRussia si sta preparando a compiere attacchi ostili contro altri Paesi europei. Zelensky ha sottolineato come gli obiettivi di Putin superino le frontiere ucraine. La riunione a L’Aia ha portato una certa ansia tra i partecipanti, mentre Rutte ha rassicurato che i membri della Nato non abbandoneranno l’Ucraina e che si prevede un incremento del contributo degli alleati.
Nelle discussioni tra i leader è emersa la preoccupazione che i russi possano intensificare l’offensiva da nord-est fino a Zaporizhzhia in Ucraina. In alcune settimane, il numero di perdite tra le forze russe ha raggiunto cifre spaventose. Gli analisti della Nato predicono che la Russia non abbandonerà la sua aggressione e che le recenti azioni hanno avuto un impatto devastante sul fronte.
Il panorama, quindi, rimane teso. I bombardamenti indiscriminati continuano a mietere vittime tra i civili. Allo stesso tempo, le preoccupazioni per un futuro conflitto sono palpabili.
5. Insulti, post, minacce: la folle giornata di The Don
La «folle giornata» di Trump inizia nella mattinata sul prato della Casa Bianca, descrivendo l’intreccio Israeliano-Iraniano come due nazioni che non sanno più perché combattono. Utilizza un linguaggio colorito, rompendo i tabù sul linguaggio politico. La sua giornata si arricchisce di post su social network, esultando per il cessate il fuoco e attirando l’attenzione con messaggi densa di simbolismo e orgoglio patriottico.
Affrontando le sue recenti dichiarazioni, Trump ha celebrato i risvolti di potenziali vittorie diplomatiche, utilizzando immagini modificate per sottolineare i suoi success