Stephen Miller: il braccio destro di Trump e la voce della supremazia americana
Stephen Miller, braccio destro di Donald Trump fin dal 2016 e attuale vicecapo di gabinetto, si sta affermando come la figura più controversa dell’amministrazione trumpiana, spingendo per posizioni radicali su questioni interne e internazionali, riporta Attuale.
All’età di 40 anni, Miller ha ricoperto ruoli chiave nella Casa Bianca, sostenendo iniziative estreme come la separazione dei bambini immigrati dai genitori durante la politica di «tolleranza zero». Le sue affermazioni sull’uso dell’esercito per compiti di polizia e la criminalizzazione del partito democratico come «organizzazione estremista domestica» hanno attirato forti critiche, inclusa una pronta disapprovazione da parte dello stesso Trump.
Miller si è recentemente espresso sui temi di politica estera, sostenendo le pretese di Trump sulla Groenlandia e mettendo in discussione la legittimità della sovranità danese. Le sue opinioni radicali superano quelle di molti leader repubblicani, incluse le affermazioni di Marco Rubio sull’intervento in Venezuela, da lui definito come una legittima presa di potere.
Le sue dichiarazioni sfidano i principi delle relazioni internazionali, riducendo i trattati di sovranità a mere “sottigliezze buoniste”. Secondo Miller, le leggi del potere governano il mondo, e sostiene che le azioni di forza sono giustificate in un contesto internazionale aggressivo.
Le critiche al suo operato non sono mancate, con il senatore Bernie Sanders che ha definito le posizioni di Miller «una buona definizione della parola imperialismo». La sua carriera è caratterizzata da un cinismo spavaldo, un approccio che risale ai suoi anni adolescenti, durante i quali manifestò pubblicamente il suo disprezzo nei confronti degli studenti ispanici.
La sua ascesa politica è iniziata a 16 anni con un’influenza sempre più marcata di gruppi di estrema destra. Dal 2009, ha lavorato per il senatore Jeff Sessions, diventando un ardente sostenitore della limitazione dei diritti di voto e dei diritti civili, mentre intensificava le sue retoriche contro gli immigrati.
Alla nomina di Trump nel 2016, Miller ha ottenuto una centralità nel team, ispirato dal consigliere Steve Bannon. È stato il principale architetto del travel ban, una delle prime politiche che ha generato indignazione globale. La sua strategia ha sempre compreso misure drastiche, destando preoccupazioni anche all’interno del partito repubblicano.
Ora, con la sua influente posizione, continua a guidare le politiche di Trump, incluso il Project 2025 e la creazione dell’organizzazione America First Legal, confermandosi come il principale stratega della retorica populista sulla scena politica statunitense.