Addio all’anonimato in rete: pressioni crescenti per una regolamentazione
Le forze politiche e sociali stanno intensificando le richieste per porre fine all’anonimato online, in seguito all’ultimo scandalo riguardante siti sessisti e “spioni”. La proposta è stata rilanciata dall’ex ministra e senatrice di Noi Moderati, Mariastella Gelmini, che ha già presentato un progetto di legge, riporta Attuale.
I recenti sviluppi hanno attirato anche l’attenzione di Andrea Riffeser Monti, presidente della Federazione Italiana Editori Giornali (Fieg), che ha sostenuto la necessità di stop all’anonimato online. Riffeser ha ricordato che “il divieto dell’anonimato nella Rete è una proposta che personalmente avanzai già qualche anno fa”, sottolineando l’urgenza di regolamentare l’identificazione degli utenti online. Secondo il presidente, l’anonimato non garantisce la libertà, ma diventa uno strumento per eludere le responsabilità legali e promuovere comportamenti illeciti.
La questione emerge come una critica ai danni inflitti alla democrazia e ai cittadini. Gelmini ha enfatizzato che “chi pubblica dei contenuti sul web deve metterci la faccia”, affermando che “non c’è libertà senza responsabilità”. Diverse iniziative sono state proposte per affrontare i problemi connessi all’anonimato online, tra cui un progetto di legge sostenuto da Forza Italia, già presentato a maggio dai senatori Gasparri e Zanettin, volto a definire le responsabilità delle piattaforme online.
Altre proposte sono arrivate da Raffaella Paita di Italia Viva, che ha chiesto una discussione nella Commissione Segre, e da Piero De Luca del Partito Democratico, che ha depositato un progetto di legge per l’introduzione di un’identità digitale per navigare online. Federico Mollicone, presidente della Commissione Editoria e Cultura della Camera, ha evidenziato l’importanza del riconoscimento biometrico, già in uso da molte piattaforme di sharing e vendita. “È urgente un intervento multilivello”, ha avvertito Massimiliano Capitanio, commissario Agcom, ponendo l’accento sulla necessità di proteggere la dignità umana nel contesto della libertà digitale.