Strage del 2 agosto 1980: la parola ‘fine’ dopo 45 anni
Sono trascorsi 45 anni e finalmente si può pronunciare la parola ‘fine’ sulla strage del 2 agosto 1980, almeno da un punto di vista giuridico. Recentemente, i giudici della sesta sezione della Cassazione hanno confermato la condanna all’ergastolo per Paolo Bellini, noto come la Primula Nera reggiana, un ex membro di Avanguardia Nazionale, accusato di essere complice nella strage che costò la vita a 85 persone, lasciando oltre 200 feriti. Considerato ‘il quinto uomo’ coinvolto nella tragedia, i suoi legali, Antonio Capitella e Manfredo Fiormonti, hanno commentato che “non c’è stato nessun giudice a Berlino”. Inoltre, la condanna a sei anni per l’ex capitano dei carabinieri Piergiorgio Segatel, accusato di depistaggio, è stata mantenuta, e Domenico Catracchia, accusato di fornire false informazioni al pm, è stato condannato a quattro anni. Con questa decisione, si può affermare di aver “chiuso un cerchio. Abbiamo identificato mandanti, protettori ed esecutori. Questa sentenza diventerà parte della storia italiana del dopoguerra,” ha dichiarato Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione delle vittime, che si prepara a vivere il suo ‘ultimo 2 agosto’ dopo 29 anni. Al suo posto, Paolo Lambertini, figlio di una delle vittime, prenderà il testimone. “È la fine di un’epoca”, ha aggiunto Bolognesi, che rimarrà presidente onorario.
Se questa rappresenta la conclusione di una lunga e complessa inchiesta, caratterizzata da diverse fasi di indagini e processi – dal primo con i Nar durato 15 anni al processo Ciavardini, fino all’inchiesta su Bellini e i mandanti come Licio Gelli – non si può invece parlare di ‘pacificazione’. Questo è il pensiero dei familiari delle vittime: nonostante la verità sia stata in parte rivelata, ci sono ancora aspetti da chiarire. “Il perdono è una questione personale,” ha affermato Bolognesi, “ma oggi la pacificazione è un’illusione – solo una verità completa potrà portare a una reale pacificazione.” Ha sostenuto che è stato accertato che “i terroristi fascisti hanno perpetrato la strage, pianificata e finanziata dai vertici della P2, supportata dai servizi segreti legati alla loggia massonica.” Nel mese di gennaio, l’ex Nar Gilberto Cavallini, considerato il ‘quarto uomo’, ha visto confermata la sua condanna all’ergastolo. Già condannati, oltre a Bellini e Cavallini, ci sono stati anche gli altri membri dei Nar: Giusva Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini, i cinque esecutori materiali della strage. I mandanti, secondo i giudici, includono Gelli, il suo collaboratore Umberto Ortolani, Federico Umberto d’Amato e Mario Tedeschi, tutti deceduti prima dell’apertura dell’ultimo capitolo del processo. “La storia è ormai scolpita nella giustizia,” ha dichiarato Matteo Lepore, sindaco di Bologna. “Ora spetta alla politica e alle istituzioni riconciliarsi con i familiari delle vittime.” “Non vedo novità – ha affermato Ignazio La Russa, presidente del Senato – ho già affermato che le sentenze indicano la matrice fascista della strage.” Riporta Attuale.