La Spezia, 20 gennaio 2026 – Il nome di Aba risuona in modo potente, evocato da centinaia di studenti che lo intonano come un mantra. “Lui ci vede dall’alto, facciamoci sentire”, riporta Attuale. Queste parole, pronunciate dalla ragazza con i capelli scompigliati, accompagnano una richiesta unanime di “verità e giustizia” per Abanoub Youssef, diciottenne morto tragicamente a scuola venerdì scorso, mentre l’assassino, lo studente diciannovenne Zouhair Atif, dovrebbe scontare l’ergastolo.
“Una morte annunciata”
Gli studenti scelgono di non entrare a scuola il giorno della ripartenza delle lezioni. Anche coloro che si erano presentati con gli zaini decidono di rimanere all’esterno. Questi giovani provengono da vari istituti e chiedono chiarezza sulle responsabilità: “È stata una morte avvisata e la scuola era la prima a saperlo. Atif aveva già minacciato un altro ragazzo con un coltellino svizzero all’esterno dell’istituto lo scorso anno. Se lo sapevano, perché non hanno agito? Questa è una richiesta d’aiuto che non doveva essere sottovalutata”, racconta una compagna di Aba.
Il clima di tensione si intensifica all’entrata principale dell’Istituto Chiodo, dove un gruppo di amici di Aba cerca di chiudere il portone, mentre il personale scolastico lo riapre. “Siete complici, sapevate e non avete agito. Non si può morire così a 18 anni” gridano, esprimendo il dissenso per la situazione.
Il silenzio delle istituzioni scolastiche
Le istituzioni scolastiche, intanto, rimangono in silenzio, chiuse dentro l’edificio. Alcuni testimoni riferiscono di aver visto la dirigente Gessica Caniparoli entrare frettolosamente attraverso una porta secondaria, senza mai fermarsi. La collettività protestante esprime il proprio malcontento: “Perché il personale scolastico non è con noi? Dovevano manifestare al nostro fianco”, chiede una delle compagne di Aba.
Rumore e fumogeni
All’improvviso, un minuto di rumore risuona in via XX Settembre, seguito dall’accensione di fumogeni lanciati anche nel cortile della scuola, tutto sotto lo sguardo attento delle forze dell’ordine. Un presidio di carabinieri rimarrà attivo fino a tarda sera per garantire la sicurezza del plesso. Alle 9, un corteo si snoda per piazza del Bastione, arriva sotto il Municipio e in piazza Europa, dove vengono lanciate lanterne colorate in cielo.
“Vogliamo l’ergastolo”
In via XXIV Maggio, la famiglia di Abanoub Youssef si unisce al corteo. Solo la madre non partecipa, troppo provata per uscire. Al grido di ‘Ergastolo all’assassino’, il corteo raggiunge il tribunale. Il padre, visibilmente afflitto, stringe in mano una foto del figlio. Entrato, è ricevuto dal procuratore capo Enrica Gabetta e presenta una richiesta chiara: “La pena massima per il killer di mio figlio, ovvero l’ergastolo”. “Il procuratore ha mostrato vicinanza; speriamo che ci sarà supporto durante tutto il processo”, aggiunge il cugino.
All’uscita dalla Procura, un poliziotto abbraccia il padre, visibilmente scosso.
Il cugino Kiro esprime delusione per la mancanza di un confronto con la dirigente scolastica: “Speravamo di poter parlare con lei. Invece, non è venuta. È la preside che dovrebbe venire da noi, non il contrario”. “Vogliamo sapere chi ha informato Atif che Aba era andato in bagno in quel momento”, afferma lo zio, suggerendo che qualcuno potrebbe aver fornito informazioni chiave.