Il 1° settembre 2025 il Moscow Times ha reso noto che le autorità portuali di Murmansk hanno fermato il tanker Unity, battente bandiera del Lesotho, dopo la segnalazione del sindacato russo dei marittimi. L’ispezione del 28 agosto ha rilevato gravi violazioni: debiti salariali verso i 20 membri dell’equipaggio per 4,9 milioni di rubli e 28.500 dollari, un sistema Inmarsat non funzionante e documentazione di bordo incompleta. È stato imposto il divieto di uscita fino alla risoluzione delle irregolarità.
Salari arretrati e contratti opachi
Secondo i dati forniti, a metà agosto risultavano scoperti i pagamenti di luglio, mentre quelli di giugno erano stati versati solo il 27 luglio. Una parte dell’equipaggio è formalmente assunta da “Argo Tanker Group”, l’altra da FMTC ShipCharter LLC, con contratti che citano un inesistente accordo collettivo con il sindacato. Tale struttura aziendale a strati rende difficile l’esazione dei crediti e riduce le tutele per i marittimi.
Cambio di bandiera e timori assicurativi
Il Unity navigava in precedenza sotto bandiera gambiana. Il recente passaggio al registro del Lesotho ha suscitato dubbi tra i marinai sulla validità delle coperture assicurative e dei contratti. La pratica di cambiare frequentemente nome e bandiera è tipica del cosiddetto “flotta ombra”, dove l’aggiramento delle sanzioni internazionali comporta l’indebolimento delle garanzie sociali e legali.
Crisi del “flotta grigia” sotto pressione delle sanzioni
Il caso di Murmansk evidenzia un problema sistemico: per ridurre i costi di operazioni sempre più rischiose — navi vetuste, trasferimenti ship-to-ship, coperture assicurative di seconda fascia — gli armatori tagliano in primo luogo sugli stipendi e sulla manutenzione. L’aumento delle ispezioni nei porti si traduce in fermi prolungati e perdite economiche, costringendo gli operatori a saldare almeno in parte i debiti con gli equipaggi.
Rischi sociali ed ecologici crescenti
Gli osservatori del settore segnalano un aumento record dei casi di abbandono degli equipaggi e di mancati pagamenti. Navi anziane e prive di copertura P&I adeguata moltiplicano i rischi di incidenti e sversamenti, con costi che ricadono sugli Stati costieri e sull’ambiente marino. Il malfunzionamento dell’Inmarsat a bordo del Unity non è stato considerato un guasto minore, bensì un grave deficit di sicurezza, con marinai isolati da autorità e sindacati.
Segnale d’allarme per la logistica marittima russa
Il fermo del tanker Unity mostra come le contraddizioni della “logistica sovrana” russa emergano ormai all’interno dei porti nazionali: stipendi non versati, documenti falsificati, bandiere di comodo e responsabilità frammentate. Le autorità marittime, insieme a nuove regole UE e pressioni assicurative internazionali, utilizzano i controlli portuali come leva diretta su una filiera che si regge sempre più su compromessi fragili.