Le critiche di Igor Taruffi al governo Meloni e le prospettive elettorali
Igor Taruffi, responsabile organizzativo del Partito Democratico, ha messo in discussione la recente informativa al Parlamento della Premier Meloni dopo il referendum, sottolineando che questa rappresenta un preludio alla campagna elettorale. “Non dimentichiamo che è stata la premier a chiedere l’informativa: un passaggio in diretta tv per fare annunci al Paese, senza neanche un voto come chiedevano dalle opposizioni, da cui ci aspettavamo una qualche presa d’atto del risultato referendario”, riporta Attuale.
Meloni ha descritto quest’incontro come una “spinta” per il futuro del Paese. Tuttavia, Taruffi ha criticato l’approccio del governo, affermando: “Abbiamo ascoltato un intervento senza nessuna prospettiva per l’Italia da parte di un esecutivo con tre anni e mezzo di governo alle spalle. Perché, al dunque, non è stato realizzato nulla per il miglioramento della vita delle famiglie, le politiche industriali, l’assistenza sanitaria. Abbiamo i salari più bassi d’Europa, non è stata fatta alcuna riforma in campo economico e senza il Pnrr, che FdI non ha votato, oggi l’economia sarebbe in stagnazione”.
Taruffi ha aggiunto che i conflitti internazionali e le attuali contingenze economiche non sono casuali: “Aumento del costo delle materie prime e carovita non sono effetto di un destino cinico e baro, ma delle scelte di Trump. Meloni si è proposta come ponte tra Usa e Ue facendo la fine di quello di Messina, che nessuno vede e vedrà. Non c’è scelta dall’amministrazione Usa su cui il governo italiano abbia influito o preso le distanze”.
In merito alla governabilità, Taruffi si è interrogato se Meloni sia stata avvantaggiata dalla divisione del centrosinistra: “Non c’è dubbio che sia andata a palazzo Chigi per le divisioni del centrosinistra. Ma ha avuto una maggioranza enorme e l’ha usata alla fine per galleggiare, senza produrre una riforma che sia una. E quelle portate avanti sono state bocciate dalla Consulta, come sull’autonomia differenziata, e dal popolo, come al referendum sulla giustizia. Mentre il premierato, considerato ‘madre di tutte le riforme’, si è fortunatamente arenato”.
Riguardo alla legge elettorale, Taruffi ha osservato: “Mi pare paradossale che il governo che vanta la stabilità frutto dell’attuale sistema lo voglia cambiare. Evidentemente sono coscienti che domani l’unità delle opposizioni produrrebbe un risultato diverso. La legge elettorale serve a trasformare voti in seggi nel modo più equilibrato, non a garantire un premio di maggioranza abnorme. Per noi la discussione finisce qui”.
Circa la possibilità di una riforma elettorale, ha dichiarato: “Penso proprio di no. Non ci appassiona. Le priorità per noi sono sociali”. In merito alla sfida a Meloni, ha detto: “Primarie? Non partiamo da zero, a partire dai territori dove abbiamo fatto un lavoro importante di costruzione delle alleanze. Come abbiamo sempre detto, le primarie sono uno strumento che può essere utilizzato, anche se non l’unico”.
Taruffi ha elaborato ulteriormente sulla strategia del partito, affermando: “Dobbiamo intanto completare nel Paese il percorso di costruzione dell’alleanza progressista come in comuni e regioni. Le primarie sono strumento, che per il Pd è stato sempre naturale e come tale può essere utilizzato”.
Rimane aperta la questione della metodologia, se aperte, chiuse o a doppio turno, con Taruffi che ha concluso: “Sono aspetti di una riflessione che faremo a suo tempo. Non è la discussione di domattina”.