Teheran sotto assedio: la vita quotidiana in guerra
Gli aerei volano a bassa quota su Teheran, creando un’atmosfera di terrore tra la popolazione. Il Pentagono ha avvertito di “bombardamenti pesantissimi”, e tale previsione si è avverata. Mentre i leader della Repubblica islamica si rifugiano nei bunker, i cittadini subiscono le conseguenze della guerra. “Ci mettiamo sotto il tavolo”, ha riferito Samira, un’abitante della capitale, dopo ore di silenzio imposto dal blocco di Internet. Al giorno undici del conflitto, Teheran inizia a mostrare i danni: edifici distrutti e strade devastate. In un attacco, un missile ha colpito un palazzo residenziale, uccidendo quattro persone e danneggiando diverse automobili, secondo le agenzie del regime, riporta Attuale.
Il sindacato degli insegnanti, un’importante organizzazione del paese, ha pubblicato un rapporto intitolato “Racconti dal campo: dieci giorni dopo l’inizio della guerra, Teheran sotto assedio”. Questo documento descrive una città paralizzata dal conflitto: “Teheran, che di solito è viva, è avvolta in un silenzio inquietante. Le strade sono deserte e i negozi chiusi. L’economia è ferma, l’unica preoccupazione è sopravvivere fino a domani”, si legge nel rapporto. La capitale è presidiata come un campo militare, con centinaia di posti di controllo che intimoriscono i pochi passanti.
Anche l’economia iraniana sta collassando; in soli dieci giorni, i prezzi dei beni di prima necessità, come uova e patate, sono raddoppiati o triplicati. “La sofferenza di un padre che non può permettersi di comprare un pasto semplice per la sua famiglia non è inferiore alle macerie delle bombe”, ha commentato un residente. Le notti sono particolarmente difficili: le incursioni aeree continue e la mancanza di comunicazioni prive di interruzioni rendono il sonno impossibile per molti. I bambini, in particolare, soffrono, tremando a ogni rumore e trovando conforto solo nell’abbraccio dei genitori.
In questo contesto, i leader del regime mantengono una posizione intransigente. Ali Larijani, capo del Consiglio supremo per la Sicurezza nazionale, ha avvertito Donald Trump: “Fate attenzione a non essere eliminati”. Anche il presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha minacciato ritorsioni, sostenendo che “nessun male resta senza risposta” e decretando la regola dell’occhio per occhio.
Oggi si svolgeranno le cerimonie funebri per alcuni dei comandanti morti nella guerra. I racconti degli insegnanti continuano a mettere in luce la situazione critica: “È amaro vedere manifestazioni di sostenitori del regime in lutto, mentre la società è colpita dalla paura dei bombardamenti e della morte. Queste dimostrazioni di potere instillano un profondo senso di insicurezza e alienazione tra i cittadini.” I sostenitori del regime, stimati in non oltre il 20% della popolazione, sono gli unici ad attendere segni di vita dalla Guida suprema, l’ayatollah Mojtaba Khamenei, e nel frattempo, la tv di Stato Irib continua a promuovere i successi militari, esortando i cittadini a restare uniti, ma molti come Samira rifiutano di guardare quel canale.