Teheran teme conflitto, Trump considera opzioni militari e i dubbi sul dialogo nucleare

24.02.2026 10:35
Teheran teme conflitto, Trump considera opzioni militari e i dubbi sul dialogo nucleare

Rivolte in Iran: Gli studenti bruciano la bandiera della Repubblica islamica

Durante una manifestazione in Iran, gli studenti universitari hanno messo in scena un gesto di sfida incendiando la bandiera della Repubblica islamica, un atto simbolico che ha suscitato furia tra gli ayatollah. Questa protesta segna un’escalation significativa, con i giovani che si oppongono apertamente alla Guida suprema Ali Khamenei, rendendo omaggio ai compagni uccisi dalle Guardie della Rivoluzione durante le violente notti dell’8 e 9 gennaio. «Che mi ammazzino pure», ha dichiarato Ali, studente di Medicina, esprimendo la sua frustrazione in un contesto di crescente repressione. Ma la paura della guerra aleggia sulla popolazione. A Teheran, le persone si preparano, facendo scorte e organizzando rifugi.

Un nuovo round di colloqui nucleari tra Teheran e Washington è previsto per giovedì a Ginevra, ma le aspettative per un esito positivo sono minime. Entrambe le parti sembrano riluttanti a un conflitto diretto, nonostante le crescenti tensioni militari. Ieri, il dipartimento di Stato statunitense ha ordinato l’evacuazione del personale non essenziale dall’ambasciata di Beirut. Aerei cisterna e da trasporto statunitensi sono stati avvistati nell’aeroporto di Tel Aviv, coprendo le manovre militari imminenti con cautela e urgenza.

Secondo il New York Times, Donald Trump avrebbe comunicato ai suoi consiglieri che, qualora la diplomazia e i raid mirati non avessero successo, potrebbe optare per un attacco massiccio nei prossimi mesi. Fonti diplomatiche affermano che attualmente Trump ha tutte le opzioni sul tavolo e la situazione è fluida. Mentre alcuni consiglieri, incluse personalità influenti come Jared Kushner, spingono per continuare il dialogo, la preoccupazione rimane alta in merito ai costi di una guerra.

Il Jerusalem Post ha delineato le possibili tempistiche per un intervento militare, ipotizzando che potrebbe avvenire entro giovedì se i colloqui di Ginevra fallissero. Le opzioni includono anche scadenze vincolate a ultimatum e eventi religiosi. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha avvertito che l’Iran è pronto a rispondere con violenza a qualsiasi attacco esterno, rendendo il clima ancora più teso e incerto.

La situazione in Iran continua a diventare sempre più critica, con la popolazione che si mobilita per il cambiamento mentre gli sviluppi geopolitici accelerano a un ritmo allarmante, riporta Attuale.

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